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#SEMEPI: Intervista all’editore Gianni La Corte, La Corte Editore

Attendevo questa risposta da molto tempo e oggi finalmente posso condividere con voi l’intervista a Gianni La Corte.
Prima, come sempre, scopriamo qualcosa in più sulla sua casa editrice.
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La Casa Editrice

Fondata da Gianni La Corte, La Corte Editore è una casa editrice incentrata principalmente sulla narrativa e distribuita a livello nazionale da Messaggerie Libri, che in questi anni si è fatta conoscere da migliaia di lettori ed è arrivata a pubblicare importanti autori internazionali come Agapi Stassinopoulos (sorella della celebre Arianna Huffington), David Blixt e il pluripremiato Jonathan Carroll autore che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo. La casa editrice è inoltre protagonista del Salone del Libro di Torino e di tutte le più importanti fiere dell’editoria italiana, ha venduto migliaia di copie e si è contraddistinta per la qualità dei suoi lavori. Uno degli ebook della casa editrice (“Voglio fare la Wedding Planner”) a maggio 2013 ha raggiunto il 3° posto nella classifica nazionale.

In questi anni, alcuni autori che sono stati lanciati da La Corte Editore sono stati presi dalle grandissime case editrici, confermando l’alta qualità delle scelte editoriali fatte; mentre diversi autori hanno scelto di fare la strada opposta decidendo, invece, di scegliere La Corte Editore proprio per la qualità del lavoro che viene fatto e per l’attenzione a 360° che viene dedicata a ogni singolo libro pubblicato.


CONTATTI UTILI

Sito: La Corte Editore
Pagina Facebook: La Corte Editore
E-mail: info@lacorteditore.it
Curiosità: la casa editrice ha organizzato un corso di scrittura. Cliccate QUI per andare direttamente alla pagina.

Diamo il benvenuto a Gianni La Corte, l’editore della La Corte Editore!
Ma bando alle ciance: cominciamo subito con le domande.

Cominciamo con una domanda semplice, ma che mi ha sempre incuriosita: qual è il motivo della scelta del nome della Casa Editrice e del logo?
Per il nome ho voluto semplicemente metterci la faccia, dandogli il mio cognome; il logo, invece, è nato come stilizzazione di un libro aperto.

Lasciamo da parte le curiosità e veniamo alle domande tecniche! Qual è la vostra linea editoriale? Di quali generi vi occupate?
Ci concentriamo quasi esclusivamente sulla narrativa: thriller, fantasy, sentimentale e storici. Le collane fantasy e sentimentali sono quelle che ci hanno fatto conoscere immediatamente: siamo stati per esempio fin dalla nostra apertura (nel 2008) protagonisti al Lucca Comics, mentre per i sentimentali, per esempio, Voglio fare la wedding planner è arrivato addirittura 3° nella classifica nazionale di ebook venduti.
Negli ultimi anni, invece, sono state le collane di thriller e storici a essere cresciute enormemente grazie a dei titoli fortissimi che hanno saputo conquistare il pubblico.

Pubblicate solo libri di autori italiani o anche di autori stranieri? Perché questa scelta?
Pubblichiamo entrambi. Il minimo comune denominatore è solo la qualità. Tra gli stranieri abbiamo avuto l’onore di pubblicare finora autori come Jonathan Carroll, Johana Gustawsson, David Blixt e quest’anno ci saranno tantissime altre sorprese. Con gli italiani, invece, negli anni siamo andati a cercare con il lanternino autori di grande qualità sui quali abbiamo deciso di scommettere e che nel tempo ci hanno dato grandi soddisfazioni.

Pubblicate cartacei o ebook?
Entrambi. Anche perché sono due mercati completamente diversi che, a differenza di quanto si potesse temere all’inizio, non si vanno a scontrare.

Su quale aspetto ponete maggior attenzione per la pubblicazione e/o promozione di un libro?
Curiamo il libro in ogni suo dettaglio: dalla grafica all’editing alla qualità di stampa, convinti che un libro non debba essere solo bello da leggere, ma anche da toccare e sfogliare.

Qual è la distribuzione della vostra Casa Editrice?
Siamo promossi e distribuiti nelle librerie di tutta Italia da Messaggerie Libri

Siamo già giunti all’ultima domanda! Prima di salutarci un’ultima cosa: qual è la qualità indispensabile per un editore? E quali requisiti deve avere un autore per attirare la vostra attenzione?
Le caratteristiche indispensabili per un editore sono due: quella di avere un’identità chiara e quella di saper proporre solamente libri che abbiano una certa qualità: nell’epoca dove il self-publishing è così semplice, una casa editrice può aver senso di esistere solo se riesce a creare un rapporto di fiducia con i propri lettori fungendo da catalizzatore di qualità.
Un autore, invece, per conquistarci deve scrivere una storia che sappia catturare dalla prima all’ultima riga e che abbia uno stile e una personalità uniche, che non siano mera imitazione di fenomeni del momento.

Grazie mille a Gianni La Corte per averci dedicato parte del suo tempo e aver soddisfatto la nostra curiosità!

E voi conoscete questa casa editrice? Avete letto qualche loro libro?

Io vi rimando alla pagina Facebook di SEMEPI, ricordandovi che per i prossimi 7 giorni pubblicizzeremo 7 titoli del catalogo della La Corte Editore.

Mi raccomando, passate a trovarci!

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#Parola di… Melania D’Alessandro: consigli

Oggi è l’ultimo appuntamento con l’intervista a Melania D’Alessandro, autrice de “La città nascosta” e “Sogni di Carta”, entrambi editi da Leucotea edizioni.
Abbiamo lasciato all’ultimo i consigli di Melania agli aspiranti scrittori!
Vi invitiamo a partecipare con commenti, domande, curiosità
sia qui sotto sia sulla pagina, se preferite, Melania passerà a rispondervi. Non siate timidi!

I LIBRI

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Attraverso un portale trovato in biblioteca, Sofia arriva in un mondo parallelo, uguale a quello dove è cresciuta, ma profondamente diverso. Una realtà che si distrugge in continuazione e che con eguale rapidità si ricostruisce, un susseguirsi del tempo irregolare in cui non si sa mai in quale epoca ci si possa ritrovare, un mondo nuovo, dove si possono incontrare personaggi strepitosi e posti al limite dell’impossibile. Un viaggio capace di ribaltare le certezze e creare legami indissolubili, ma non di lenire la nostalgia di casa.
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Sogni di Carta è un negozio speciale. Tanto per cominciare, è gestito da un signore che veste sempre con abiti a quadretti e da un topo brontolone che va ghiotto di biscotti e viaggi fantasiosi. È una libreria magica, dove ogni parola scritta può diventare realtà e in cui i clienti vivono le avventure dei protagonisti delle storie come fossero proprie. Un giorno, tuttavia, libraio e topo di biblioteca si ritrovano ad affrontare guai seri: il mondo della fantasia è in pericolo e rischia di scomparire per sempre. Tra magici ripostigli, laboratori sognanti e personaggi straordinari si snoda la storia di Sogni di Carta, dove la magia diventa possibile e dove anche i lettori possono fare la differenza.

 

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Va bene leggere tanto, ma quando si può cominciare a scrivere?
Come scrive Stephen King nel suo saggio “On Writing”, la lettura è il nucleo creativo della vita di uno scrittore, per cui è da considerarsi imprescindibile. Lo stesso King, però, dice anche che non bisogna aspettare la musa ispiratrice per buttar giù una storia, e non ha tutti i torti. Si deve scrivere, affrontare la tanto temuta pagina bianca e impegnarsi con costanza. A volte è necessario buttarsi per rompere il ghiaccio, anche se è doveroso dedicarsi anche alla progettazione di quello che si vuole scrivere. La documentazione è importante, così come lo studio, ma non bisogna ammazzare la vena creativa, bensì alimentarla e non permettere mai che essa si spenga o sia rimpiazzata dalla noia.
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#Parola di… Melania D’Alessandro: editoria e fiere

Come già annunciato sulla pagina Facebook, fino a domenica saremo in compagnia di Melania D’Alessandro, autrice de “La città nascosta” e “Sogni di Carta”, entrambi editi da Leucotea edizioni.
Dopo aver parlato dei libri e delle tematiche, siamo giunti alla giornata sull’editoria! 
Vi invitiamo a partecipare con commenti, domande, curiosità sia qui sotto sia sulla pagina, se preferite, Melania passerà a rispondervi. Non siate timidi!

I LIBRI

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Attraverso un portale trovato in biblioteca, Sofia arriva in un mondo parallelo, uguale a quello dove è cresciuta, ma profondamente diverso. Una realtà che si distrugge in continuazione e che con eguale rapidità si ricostruisce, un susseguirsi del tempo irregolare in cui non si sa mai in quale epoca ci si possa ritrovare, un mondo nuovo, dove si possono incontrare personaggi strepitosi e posti al limite dell’impossibile. Un viaggio capace di ribaltare le certezze e creare legami indissolubili, ma non di lenire la nostalgia di casa.
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Sogni di Carta è un negozio speciale. Tanto per cominciare, è gestito da un signore che veste sempre con abiti a quadretti e da un topo brontolone che va ghiotto di biscotti e viaggi fantasiosi. È una libreria magica, dove ogni parola scritta può diventare realtà e in cui i clienti vivono le avventure dei protagonisti delle storie come fossero proprie. Un giorno, tuttavia, libraio e topo di biblioteca si ritrovano ad affrontare guai seri: il mondo della fantasia è in pericolo e rischia di scomparire per sempre. Tra magici ripostigli, laboratori sognanti e personaggi straordinari si snoda la storia di Sogni di Carta, dove la magia diventa possibile e dove anche i lettori possono fare la differenza.

 

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Come hai scoperto Leucotea?
Ho scelto Leucotea dopo aver fatto una selezione di editori della mia zona. La città nascosta è ambientato a Ventimiglia, nell’estremo ponente ligure, per cui mi sembrava più che mai doveroso provare a pubblicarlo con un editore locale, attento alle esigenze del territorio e consapevole della realtà di cui avevo narrato nella mia storia. Qualcuno ha rifiutato la mia proposta editoriale, Leucotea è stato il primo a rispondere positivamente e con entusiasmo alla mia mail, e così ho affidato a loro la pubblicazione del mio romanzo d’esordio e di quello a seguire. Ricordo di essere rimasta colpita dalla loro attenzione alla capillarità della distribuzione e alla partecipazione alle fiere nazionali.
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#Parola di… Melania D’Alessandro: le tematiche

Come già annunciato sulla pagina Facebook, fino a domenica saremo in compagnia di Melania D’Alessandro, autrice de “La città nascosta” e “Sogni di Carta”, entrambi editi da Leucotea edizioni.
Ieri abbiamo parlato dei suoi due romanzi, oggi ci dedichiamo invece alle tematiche su cui ha voluto porre l’attenzione.
Vi invitiamo a partecipare con commenti, domande, curiosità sia qui sotto sia sulla pagina, se preferite, Melania passerà a rispondervi. Non siate timidi!

I LIBRI

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Attraverso un portale trovato in biblioteca, Sofia arriva in un mondo parallelo, uguale a quello dove è cresciuta, ma profondamente diverso. Una realtà che si distrugge in continuazione e che con eguale rapidità si ricostruisce, un susseguirsi del tempo irregolare in cui non si sa mai in quale epoca ci si possa ritrovare, un mondo nuovo, dove si possono incontrare personaggi strepitosi e posti al limite dell’impossibile. Un viaggio capace di ribaltare le certezze e creare legami indissolubili, ma non di lenire la nostalgia di casa.
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Sogni di Carta è un negozio speciale. Tanto per cominciare, è gestito da un signore che veste sempre con abiti a quadretti e da un topo brontolone che va ghiotto di biscotti e viaggi fantasiosi. È una libreria magica, dove ogni parola scritta può diventare realtà e in cui i clienti vivono le avventure dei protagonisti delle storie come fossero proprie. Un giorno, tuttavia, libraio e topo di biblioteca si ritrovano ad affrontare guai seri: il mondo della fantasia è in pericolo e rischia di scomparire per sempre. Tra magici ripostigli, laboratori sognanti e personaggi straordinari si snoda la storia di Sogni di Carta, dove la magia diventa possibile e dove anche i lettori possono fare la differenza.

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Quali sono le tematiche de La città nascosta? Che valore ha per te la storia?
I temi portanti del romanzo sono l’importanza del passato e della storia, l’identificazione di un popolo con la sua cultura e le sue tradizioni e, ultima ma non meno rilevante, la tematica del tempo.
Conoscere le origini, le radici della propria esistenza è fondamentale per l’evoluzione, ma anche per identificarsi, per il senso di appartenenza a una comunità e difendere i propri ideali.
Ne La città nascosta la vera protagonista è la storia, intesa sì come trama, ma soprattutto come insieme di eventi accaduti in un determinato spazio temporale.
Sofia, con la sua avventura, ricorda ai lettori l’importanza della memoria, senza la quale saremmo come foglie in balia del vento. La storia è maestra: insegna a non commettere gli stessi errori del passato, lontano o vicino che sia, ci ricorda quello che siamo stati e ci offre l’obiettivo di un orizzonte da raggiungere proiettandolo in un futuro in cui il passato non viene dimenticato.
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#Parola di… Melania D’Alessandro, autrice di “Sogni di Carta” e “La città nascosta”

Come già annunciato sulla pagina Facebook, fino a domenica saremo in compagnia di Melania D’Alessandro, autrice de “La città nascosta” e “Sogni di Carta”, entrambi editi da Leucotea edizioni.
Come per l’intervista a Marta Duò, abbiamo suddiviso le giornate per argomenti, che trovate riassunti qui sotto.
Vi invitiamo a partecipare con commenti, domande, curiosità sia qui sotto sia sulla pagina, se preferite, Melania passerà a rispondervi. Non siate timidi!

I LIBRI

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Attraverso un portale trovato in biblioteca, Sofia arriva in un mondo parallelo, uguale a quello dove è cresciuta, ma profondamente diverso. Una realtà che si distrugge in continuazione e che con eguale rapidità si ricostruisce, un susseguirsi del tempo irregolare in cui non si sa mai in quale epoca ci si possa ritrovare, un mondo nuovo, dove si possono incontrare personaggi strepitosi e posti al limite dell’impossibile. Un viaggio capace di ribaltare le certezze e creare legami indissolubili, ma non di lenire la nostalgia di casa.
51thxi7ijl-_sx315_bo1204203200_TRAMA:
Sogni di Carta è un negozio speciale. Tanto per cominciare, è gestito da un signore che veste sempre con abiti a quadretti e da un topo brontolone che va ghiotto di biscotti e viaggi fantasiosi. È una libreria magica, dove ogni parola scritta può diventare realtà e in cui i clienti vivono le avventure dei protagonisti delle storie come fossero proprie. Un giorno, tuttavia, libraio e topo di biblioteca si ritrovano ad affrontare guai seri: il mondo della fantasia è in pericolo e rischia di scomparire per sempre. Tra magici ripostigli, laboratori sognanti e personaggi straordinari si snoda la storia di Sogni di Carta, dove la magia diventa possibile e dove anche i lettori possono fare la differenza.

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Ne La città nascosta Sofia, la protagonista, si ritrova in una città parallela a quella in cui è nata e cresciuta, caratterizzata dal susseguirsi di varie epoche storiche. Ma La città nascosta esiste davvero?
Questa è una domanda interessante, a cui posso dare una risposta a più livelli.
La città di cui si parla nel romanzo esiste davvero, sì, ed è la stessa Ventimiglia che negli ultimi anni è diventata spesso protagonista nelle pagine di giornale dedicate all’immigrazione. Ventimiglia è la città in cui sono cresciuta, l’unico luogo che posso dire di conoscere come le mie tasche (una delle prime regole della scrittura è “scrivi di ciò che conosci bene”). Tuttavia, nel romanzo si parla anche di un’altra città, quella nascosta per l’appunto, che è una Ventimiglia parallela a quella reale. Anche questa esiste davvero, ma vive nei cuori di ognuno di noi – non solo dei ventimigliesi – e non nella realtà ordinaria che tutti conosciamo.
Ognuno di noi, con attenzione e curiosità, può accedere alla propria “città nascosta”, perché ogni luogo ha una storia, una cultura e delle tradizioni da tramandare alle generazioni future. Tutti possiamo essere come Sofia, cercatori di tesori di un passato ormai sepolto, ma che vive ancora in noi e intorno a noi, basta solo saper osservare.

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I franchising e l’editoria indipendente

Oltre all’intervista di ieri, ho sentito il punto di vista di un’altra libraia, sempre di una grande catena. Non ho ricevuto risposte abbastanza esaustive per poterle riportare, ma voglio condividere con voi le riflessioni che ne sono scaturite. 

Innanzi tutto chiariamo una cosa: per citare il Qoelet e Schopenhauer “non vi è nulla di nuovo sotto il sole”. Per molti di voi queste cose saranno ovvie, anche io non ne ero del tutto all’oscuro, ma sentirsele dire da altri, da persone che ne sanno sicuramente più di te, fa sempre il suo discreto effetto.

Alcune librerie adottano libri di case editrici indipendenti in conto vendita che, se rimaste invendute, vengono restituite all’editore senza che il libraio ci rimetta economicamente. Altri franchising, invece, hanno regole più rigide, devono richiedere direttamente alla sede e, prima di tutto, il catalogo della casa editrice deve essere sul loro server, altrimenti potrete anche piangere in greco, ma la risposta rimarrà sempre la stessa: no.
Anche nel caso in cui prendessero in negozio alcuni titoli, devono rientrare in un range minimo di vendite che, se non raggiunto, comporta un bel “arrivederci, grazie e tanti saluti”.
Ma non è finita: non solo sono tenuti a vendere prima i loro libri e poi quelli di editori indipendenti, ma su questi stessi libri il 40% circa del prezzo di copertina lo guadagna la sede. 
Oltre al danno anche la beffa.
Parlando per ipotesi, proviamo a fare due calcoli: utopicamente, un autore ricava il 10% (in realtà oscilla dal 4 all’8, ma arrotondiamo per eccesso), la casa editrice del franchising il 40%, così abbiamo un totale del 50%. Il resto deve essere diviso tra il libraio e l’editore, quindi un 25% a testa, col quale a loro volta dovranno pagare svariate tasse, tipografia, distributore e dipendenti. Se ci sono altre figure a cui rendere conto, converrete con me che la situazione si fa ancora più complessa. Continua a leggere “I franchising e l’editoria indipendente”

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Piccola editoria: la parola ai librai

In questi mesi abbiamo sentito il parere degli editori, degli autori, persino di alcuni lettori… ma i librai? 
Avevo già avuto modo di intervistarne alcuni per il mio blog personale sul mercato del libro più in generale. Questa volta mi sono armata di registratore e domande più puntuali riguardo l’editoria indipendente.
Ho parlato con una ragazza molto gentile, dipendente di una libreria di una grande catena.
Potreste obiettare che non è proprio una grande idea chiedere a un libraio di una grande catena, ma io credo che sia interessante proprio per questo, il mio intento era quello di mettermi nei loro panni per un giorno, per capire anche il loro punto di vista.
Ma veniamo alle domande.

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Ho visto che avete dei libri dell’Astro Edizioni. Come siete arrivati a conoscere questa casa editrice e come avete scelto di tenere qualche loro libro in negozio?
Per quanto riguarda le novità riceviamo periodicamente una cedola novità nella quale ci vengono proposte tutte le novità che usciranno a breve. Quindi decidiamo se vogliamo ordinarle o no, ognuna ci invia un numero fisso di copie per rifornire il negozio. 

Avete altri libri di case editrici minori? 
Cerchiamo di tenere anche libri di piccole case editrici e di metterle un po’ in vista. Quelli di autori locali, per esempio, li teniamo sul bancone.

Ho sentito l’esperienza di alcuni autori che si sono visti rifiutare i loro romanzi da alcuni librai. Ma guardiamo anche dal punto di vista della vostra categoria: quali sono i problemi e le difficoltà del tenere sugli scaffali i libri di case editrici minori?
Il problema, purtroppo, è molto semplice: lo spazio, non basta mai, e se un libro non vende diventa un peso morto. Non è neanche così facile mettere tutto in vista. Posso tenerli qualche giorno, ma poi ci sono altri libri che ovviamente vendono di più e quindi devo pensare anche al guadagno, purtroppo è così. Se per esempio c’è una nuova uscita di Stephen King non posso mettere un libro locale al suo posto. E’ la triste realtà, ma già vendiamo poco…

Forse dipende anche dal fatto che i clienti arrivano già con le idee chiare.
Sì, è così, raramente chiedono un consiglio. Spesso vengono direttamente con le pubblicità, gli articoli di giornale. Sono pochi i clienti che girano per cercare cose particolari.

Quali sono secondo te i problemi delle case editrici indipendenti, soprattutto per quel che riguarda le vendite?
La pubblicità è tutto. Quando un libro è pubblicizzato, può essere anche illeggibile, però vende. Quelli invece un po’ più di nicchia sono più complicati da vendere, un po’ perché il pubblico non è interessato o perché la vera pubblicità è quella che conta, nel commercio funziona così.
Se un libro viene pubblicizzato su tutti i giornali sicuramente venderà, che poi sia bello o no non è detto, e anche le recensioni spesso sono di parte: se la casa editrice è grande, se l’autore è importante ne faranno recensioni entusiaste.
Mi rendo conto che per una casa editrice indipendente sia comunque difficile riuscire a farsi pubblicità in un contesto dove la Mondadori rimane un colosso.

Credi che le presentazioni possano essere utili?
Bisogna riuscire a farsi una pubblicità incredibile e avere tanti amici, altrimenti non si riesce a vendere neanche un libro. Anni fa presentavamo in negozio libri di autori locali, ma abbiamo smesso per questo motivo. Purtroppo la gente è diffidente, forse è un problema della zona, non sono apertissimi, non sono curiosi, si nota già in libreria: in pochi cercano tra gli scaffali, la maggior parte o chiede consiglio o sa già cosa vuole.

Come lettrice come ti poni nei confronti delle case editrici minori?
Mentre gli altri tendono a leggere libri più commerciali, io leggo più che altro libri di editori indipendenti, avendo la possibilità di spulciare vado a cercare piccole realtà, autori anche sconosciuti. Per esempio, mi piacciono la Nutrimenti l’Iperborea, in particolare amo la letteratura sudamericana. Purtroppo però, quando li consiglio, è difficile che io li venda, spesso i clienti non si fidano.
E’ capitato però con un libro dell’Iperborea, “
La casa della moschea“, che si sia sparsa la voce che è un capolavoro, come effettivamente è, e lo stiamo vendendo.

Parliamo di uno dei temi più caldi del settore: l’esterofilia. Hai notato se i tuoi clienti preferiscono libri di autori stranieri?
Fino a qualche anno fa sì, soprattutto per quanto riguarda i gialli: prima i giallisti americani, poi gli svedesi, adesso invece sembra che gli italiani stiano riuscendo a farsi valere, come De Giovanni, Manzini, soprattutto della casa editrice Sellerio.
Rispetto a prima, comunque, mi sembra che il fenomeno stia scemando.
Per gli altri generi non saprei, dipende dai gusti. A me piacciono molto i libri ambientati in sudamerica e in Giappone, ma cerco di leggere anche italiani, sarebbe stupido non farlo.

Ringrazio ancora moltissimo questa ragazza per essers prestata all’intervista.
Per quel che mi riguarda, ma penso anche per voi, non c’è nulla di nuovo.
Che ne pensate?