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#Parola di… Marta Duò: la fantascienza.

Come già annunciato sulla pagina Facebook, fino a domenica saremo in compagnia di Marta Duò, autrice de “I superstiti di Ridian”, uscito da pochissimo per Plesio Editore.
Ieri abbiamo conosciuto il suo romanzo, oggi invece, come potete vedere dal titolo, si parla di fantascienza!
Vi invitiamo a partecipare con commenti, domande, curiosità sia qui sotto sia sulla pagina, se preferite, Marta passerà a rispondervi. Non siate timidi!

IL LIBRO

isuperstitidiridianAnteprima: sito Plesio Editore
TRAMA: 
XXV secolo: la Terra è ormai un deserto di sabbia e ghiaccio e le nuove generazioni crescono su Ridian, pianeta prossimo al centro della Galassia. La guerra contro gli antichi abitanti lo ha reso un territorio ostile, in cui le colonie terrestri non sono più al sicuro. Sotto la cupola di Red City vivono Nerissa, studentessa destinata al ritorno sulla Terra, e Handel, professoressa che le impartisce lezioni clandestine di letteratura. Una missione inattesa le trascinerà nel terribile conflitto che ha devastato i due mondi. Al centro di uno scontro di civiltà, Nerissa dovrà scegliere tra le rassicuranti menzogne della sua vecchia vita e le atroci verità che le rivelerà Daar, giovane combattente determinato a porre fine all’epoca della colonizzazione umana.

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Qual è stato il tuo approccio alla fantascienza? Quali libri ti sono stati d’aiuto per la stesura de “I superstiti di Ridian”?
Il mio approccio alla fantascienza è stato piuttosto travagliato. Il primo libro in cui inciampai, grazie allo stesso professore che propose Sixdegreescouldchange the world alla mia classe, fu Fahrenheit 451. So che gli esperti non lo considerano fantascienza, però per me tutto ebbe inizio da lì: grazie alla distopia, complici anche 1984 e Il nuovo mondo, ripresi in mano la sci fi, con cui all’inizio non andavo proprio d’accordo.
Cominciò tutto con la raccolta Racconti matematici, uno dei pochi libri che ho mollato a metà e rinchiuso in soffitta: gli stralci dei testi di Asimov non valevano la candela, almeno ai miei occhi dell’epoca. Poi fu il turno di Città di illusioni che mi lasciò un gran senso di confusione. Non sembrava proprio il mio genere, ecco.
Le cose cominciarono a risollevarsi con The time machine di Wells, e decollarono con i libri che l’editor mi consigliò di leggere per capire meglio quali aspetti potessi migliorare nel romanzo: lessi Neanche gli dei e La mano sinistra delle tenebre, al fine di risolvere i problemi di caratterizzazione che affliggevano i miei “alieni”.Grazie a questi romanzi ho iniziato ad apprezzare appieno lo stile della Le Guin e mi sono buttata sul Ciclo della Fondazione, e la fantascienza è diventato un genere che leggo con regolarità e non solo sporadicamente.
Una grossa fetta di merito va anche alla mia professoressa d’inglese, la vera Handel: ho scelto di dedicarle I superstiti di Ridian perché fu lei ad assegnare la lettura di Orwell e Huxley, ad insegnare che la distopia è un genere letterario e non una stramba cosa di nicchia; soprattutto, non ha mai guardato male qualcuno che ammettesse di amare il fantastico in ogni sua forma.

Abbiamo parlato di libri, ma anche i film possono essere d’aiuto. Ce n’è qualcuno appartenente al genere che ti piace particolarmente o che ti ha ispirato?
Sono una di quelle persone orribili che guardano raramente i film. Non posso dire di aver visto poca fantascienza sul grande schermo, perché è proprio il totale a essere striminzito.
Ora scusatemi, torno a seppellirmi tra i miei libri.

Parlando di pregiudizi: riguardano solo il binomio donna-fantascienza o credi che la cosa si estenda anche ad altri generi? Qual è la tua opinione?
Purtroppo, i pregiudizi sulle donne sono radicati ovunque e, limitandoci alla sola letteratura, coinvolgono soprattutto quella di genere. Infatti, se per pubblicare romanzi rosa è consigliabile un nome o uno pseudonimo femminile, per tutto il resto è richiesta la paternità, anziché la maternità, della storia.
Finché sussisteranno distinzioni come “le donne sono più emotive e dedite alla cura” e “gli uomini sono più razionali e portati all’azione”, esisteranno anche frasi aberranti come “non leggo libri scritti da donne”: solo quando la società smetterà di imporci delle conformazioni mentali, che influenzano inevitabilmente lo stile e i gusti letterari, saremo liberi di leggere e scrivere ciò che vogliamo.
Come potete pretendere che una donna, abituata fin da piccola a essere remissiva e in cerca del Vero Amore, scriva una storia appetibile per un uomo, che ha vissuto i suoi stessi anni con molte più libertà in campo personale e senza nessun interesse romantico? E come potete pensare che il pubblico non sia diviso in due fette inconciliabili, per gli stessi motivi? Beh, non è difficile: smettete innanzitutto di guardare il nome dell’autore o autrice prima della quarta di copertina, quindi chiedetevi se le vostre letture passate non siano state influenzate da errati pregiudizi. Infine, ammettete tra voi che non perderete di virilità o di femminilità se, per una volta, vi concedete di cambiare target. La paura irrazionale di avventurarsi nel terreno dell’ “altro”, quella terribile entità che non vi siete mai presi il disturbo di conoscere, può essere sconfitta solo dalla curiosità.
Nel caso specifico della fantascienza, non è solo la parola “donna” a scatenare panico e ritrosia; anche “nuova uscita” e “autore italiano” generano ondate di panico da non sottovalutare, e io me le becco tutte. Trovo che i lettori del fantastico, soprattutto di fantasy e sci fi, siano troppo legati ai classici del genere (in cui non spicca manco mezzo nome femminile) e vedano tutta la produzione successiva come una brutta copia. In particolare, ritengono che quella nostrana sia la peggiore perché nella nostra cultura c’è molta carenza di materiale fantastico.
Sapete cosa vi dico? Tolkien creò dal nulla una sua mitologia, ammirata ancora oggi, rompendosi la testa sui libri e sui racconti del passato, studiandoli fino a farli propri e a renderli qualcosa di unico. Noi piccoli autori stiamo cercando di fare lo stesso: vogliamo creare una base per dare dignità al fantastico nostrano, con tratti caratteristici unici e, allo stesso tempo, legati ai classici dall’amore che abbiamo provato nel leggerli. Donne, uomini,genderqueer… l’obiettivo che abbiamo è questo.

Ora tocca a voi: avete qualche domanda da fare a Marta? Non scordatevi l’appuntamento di domani!

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2 pensieri riguardo “#Parola di… Marta Duò: la fantascienza.

  1. Bellissima intervista! A proposito del discorso sui classici di genere. Ogni lettore sa che se troverà un libro che lo appassiona davvero, la volta seguente cercherà di ritrovare la stessa magia del precedente libro. Ora, questo comporta due tensioni (secondo la mia esperienza di lettrice): in primis, il lettore crea una sua nicchia di gusto. Inizia a conoscere i propri limiti di genere, magari focalizza quello che l’appassiona e che lo annoia. Seleziona degli autori che ricreano la soddisfazione precedente. Poi, inizia la parte seconda: quella precedente è la parte iniziale, acerba, ingenua. Man mano che espande l’esperienza, il lettore scopre che gli può piacere anche altro, e anche in modi diversi. Le persone crescono, passano fasi della vita che cambiano le loro aspirazioni emotive… e così il primo amore letterario non basta più. Il lettore vero spazia, cerca, sperimenta. Alla lunga, arriva alla conclusione che non è il genere, ma la qualità della mano di chi scrive a creare la scintilla che concede un buon libro 🙂 concludendo: non è il tradizionale a fare il genere, ma la bravura dell’autore. Limitarsi al canonico è limitarsi come lettori. Mutilarsi. Sarebbe davvero ridicolo che per paura dell’elettricità, tutti noi fossimo rimasti con le stufe a legna, o viceversa.

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