Interviste

Piccola editoria: la parola ai librai

In questi mesi abbiamo sentito il parere degli editori, degli autori, persino di alcuni lettori… ma i librai? 
Avevo già avuto modo di intervistarne alcuni per il mio blog personale sul mercato del libro più in generale. Questa volta mi sono armata di registratore e domande più puntuali riguardo l’editoria indipendente.
Ho parlato con una ragazza molto gentile, dipendente di una libreria di una grande catena.
Potreste obiettare che non è proprio una grande idea chiedere a un libraio di una grande catena, ma io credo che sia interessante proprio per questo, il mio intento era quello di mettermi nei loro panni per un giorno, per capire anche il loro punto di vista.
Ma veniamo alle domande.

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Ho visto che avete dei libri dell’Astro Edizioni. Come siete arrivati a conoscere questa casa editrice e come avete scelto di tenere qualche loro libro in negozio?
Per quanto riguarda le novità riceviamo periodicamente una cedola novità nella quale ci vengono proposte tutte le novità che usciranno a breve. Quindi decidiamo se vogliamo ordinarle o no, ognuna ci invia un numero fisso di copie per rifornire il negozio. 

Avete altri libri di case editrici minori? 
Cerchiamo di tenere anche libri di piccole case editrici e di metterle un po’ in vista. Quelli di autori locali, per esempio, li teniamo sul bancone.

Ho sentito l’esperienza di alcuni autori che si sono visti rifiutare i loro romanzi da alcuni librai. Ma guardiamo anche dal punto di vista della vostra categoria: quali sono i problemi e le difficoltà del tenere sugli scaffali i libri di case editrici minori?
Il problema, purtroppo, è molto semplice: lo spazio, non basta mai, e se un libro non vende diventa un peso morto. Non è neanche così facile mettere tutto in vista. Posso tenerli qualche giorno, ma poi ci sono altri libri che ovviamente vendono di più e quindi devo pensare anche al guadagno, purtroppo è così. Se per esempio c’è una nuova uscita di Stephen King non posso mettere un libro locale al suo posto. E’ la triste realtà, ma già vendiamo poco…

Forse dipende anche dal fatto che i clienti arrivano già con le idee chiare.
Sì, è così, raramente chiedono un consiglio. Spesso vengono direttamente con le pubblicità, gli articoli di giornale. Sono pochi i clienti che girano per cercare cose particolari.

Quali sono secondo te i problemi delle case editrici indipendenti, soprattutto per quel che riguarda le vendite?
La pubblicità è tutto. Quando un libro è pubblicizzato, può essere anche illeggibile, però vende. Quelli invece un po’ più di nicchia sono più complicati da vendere, un po’ perché il pubblico non è interessato o perché la vera pubblicità è quella che conta, nel commercio funziona così.
Se un libro viene pubblicizzato su tutti i giornali sicuramente venderà, che poi sia bello o no non è detto, e anche le recensioni spesso sono di parte: se la casa editrice è grande, se l’autore è importante ne faranno recensioni entusiaste.
Mi rendo conto che per una casa editrice indipendente sia comunque difficile riuscire a farsi pubblicità in un contesto dove la Mondadori rimane un colosso.

Credi che le presentazioni possano essere utili?
Bisogna riuscire a farsi una pubblicità incredibile e avere tanti amici, altrimenti non si riesce a vendere neanche un libro. Anni fa presentavamo in negozio libri di autori locali, ma abbiamo smesso per questo motivo. Purtroppo la gente è diffidente, forse è un problema della zona, non sono apertissimi, non sono curiosi, si nota già in libreria: in pochi cercano tra gli scaffali, la maggior parte o chiede consiglio o sa già cosa vuole.

Come lettrice come ti poni nei confronti delle case editrici minori?
Mentre gli altri tendono a leggere libri più commerciali, io leggo più che altro libri di editori indipendenti, avendo la possibilità di spulciare vado a cercare piccole realtà, autori anche sconosciuti. Per esempio, mi piacciono la Nutrimenti l’Iperborea, in particolare amo la letteratura sudamericana. Purtroppo però, quando li consiglio, è difficile che io li venda, spesso i clienti non si fidano.
E’ capitato però con un libro dell’Iperborea, “
La casa della moschea“, che si sia sparsa la voce che è un capolavoro, come effettivamente è, e lo stiamo vendendo.

Parliamo di uno dei temi più caldi del settore: l’esterofilia. Hai notato se i tuoi clienti preferiscono libri di autori stranieri?
Fino a qualche anno fa sì, soprattutto per quanto riguarda i gialli: prima i giallisti americani, poi gli svedesi, adesso invece sembra che gli italiani stiano riuscendo a farsi valere, come De Giovanni, Manzini, soprattutto della casa editrice Sellerio.
Rispetto a prima, comunque, mi sembra che il fenomeno stia scemando.
Per gli altri generi non saprei, dipende dai gusti. A me piacciono molto i libri ambientati in sudamerica e in Giappone, ma cerco di leggere anche italiani, sarebbe stupido non farlo.

Ringrazio ancora moltissimo questa ragazza per essers prestata all’intervista.
Per quel che mi riguarda, ma penso anche per voi, non c’è nulla di nuovo.
Che ne pensate?

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3 thoughts on “Piccola editoria: la parola ai librai”

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