Pubblicato in: #Parola di..., Interviste

#Parola di… Rita Micozzi e Davide Cencini: il fantasy

Siamo giunti all’ultimo appuntamento in compagnia di Rita Micozzi e Davide Cencini, creatori del Mondo di Darkwing e autori del libro “Dershing: gli ultimi darghi”, uscito da poco per Plesio Editore.
Nei giorni scorsi abbiamo conosciuto meglio i loro libri, di illustrazione, e di fiere del libro e del fumetto, oggi invece ci concentriamo sul fantasy!
Vi invitiamo a partecipare con commenti, domande, curiosità sia qui sotto sia sulla pagina, se preferite, Rita e Davide passeranno a rispondervi. Non siate timidi!

I LIBRI

159_big.jpgTRAMA: Una guerriera, un topo che vuole diventare un mago, uno scultore, un re dei draghi, una mente geniale che sprofonda nella follia. Sono i protagonisti di una storia lunga mille anni, che plasmerà il destino di Oma, mondo a lungo dominato dai draghi, portati però sull’orlo dell’estinzione da una malattia che li ha resi sterili.
Quando i draghi scopriranno che esistono donne in grado di generare figli con loro, le dershing, non tutti accetteranno il cambiamento.
Sarà l’inizio di una nuova specie… o l’inizio della fine?
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TRAMA:
Un viaggiatore giungerà per reclamare la SpadaTerra. Un futuro non molto lontano. Una nuova fonte di energia promette di cambiare il mondo, ma quel sogno si trasforma in una catastrofe. Peter scompare nell’esplosione. Sembra la fine, invece è l’inizio di uno straordinario viaggio. Scopre di essere in un luogo chiamato Corown, dove viene scelto dalla Spada dai Sette Occhi per diventare il Darkwing, un guerriero investito di un potere terribile e oscuro che rischia di consumarlo. Riuscirà a servirsene per proteggere coloro che ama?

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Da molti il fantasy viene ritenuto un genere di sere B: a cos’è dovuta questa scarsa considerazione?
Davide: Ignoranza e nient’altro. Il fantasy è un genere nobilissimo che dovrebbe godere della stessa dignità di qualsiasi altro, perché come qualsiasi genere ha la capacità di raccontare qualcosa sulla nostra esperienza umana. Se viene visto da alcuni come un genere di serie B è perché è stato sminuito da opere di scarsa qualità e da una concezione sbagliata che lo vede come un prodotto poco realistico, che non ha attinenza con la nostra realtà. Ma il fantasy ha un grandissimo potenziale, può costruire una sua realtà che sia una metafora della nostra e dire qualcosa di importante che ci riguarda da vicino. È quello che abbiamo cercato di fare noi nei nostri libri.

Rita: Una cosa però che ci ha fatto piacere vedere negli ultimi anni è stato che in quasi tutte le dispense di scolastica che abbiamo illustrato c’è almeno un gran bel capitolo sulla letteratura fantasy. E non un fantasy solo classico come Il Signore degli Anelli e Narnia, ma anche Ende con la Storia Infinita, Terry Brooks, Harry Potter e perfino Terry Pratchett con il suo Mondo Disco, che io non ho potuto conoscere se non già in età post liceale. Sono stata molto fiera di lavorare a quelle dispense, che offrivano anche delle analisi molto accurate e approfondite del genere. Forse in realtà, magari anche grazie ai recenti fenomeni cinematografici e televisivi, qualcosa ha cominciato a muoversi verso un insegnamento più ampio della letteratura di genere.
Da parte mia, onestamente non credo che il fantasy morirà mai, a dispetto di quanto dicono molti scoraggiati. Il fantasy non può morire perché come dice anche La storia Infinita, “è il mondo che nasce dalla fantasia umana”: quando un bambino prende in mano un bastoncino e fa finta di essere un cavaliere o una bambina si mette un paio di ali finte e si immagina di essere una fata, loro stanno già viaggiando all’interno del loro mondo fantastico. A livello letterario forse non si trasporrà sempre in letteratura di qualità, ma trovo comunque difficile immaginare un mondo in cui nessuno, nemmeno un bambino, chiederà più una favola, una storia in cui si risolva ogni situazione con la magia, qualcosa di inspiegabile. Fare qualcosa di impossibile è il sogno segreto di ogni essere umano, e l’unico modo per farlo è immaginandolo…o leggendolo. La domanda di fantasy ci sarà sempre, probabilmente ciò che invece cambierà maggiormente sarà il tipo di fantasy che chiederanno i lettori, ed è a quello che bisognerà andare incontro.

Sempre nell’ambito del fantastico, c’è differenza tra un fumetto, un prodotto televisivo e un libro?
Davide: Potremmo parlare di differenze nella produzione, ma credo che la risposta più interessante in questo caso sia sulla differenza di fruizione, cioè il modo in cui il prodotto di intrattenimento raggiunge il pubblico e viene “consumato”.
Una volta c’erano solo i libri e il teatro. Poi sono arrivati il cinema, i fumetti, la televisione e infine Internet, i social network. E la velocità di fruizione di qualsiasi prodotto d’intrattenimento è aumentata vertiginosamente, nel senso che oggi la gente si aspetta di assimilare un prodotto in tempi sempre più brevi, con un impegno minimo rispetto al passato. È il motivo vero per cui la gente oggi legge sempre meno: i contenuti sono sempre di più, e si è persa la sensazione che si debba rallentare per fruirli ed elaborarli. D’altronde lo capisco perché sono pochi quelli che vogliono passare dieci ore su un libro quando possono vedere un film di un’ora e mezza tratto da quel libro e goderselo senza il minimo sforzo, sì perché la lettura richiede uno sforzo attivo, e soprattutto tempo! E oggi ormai chi ne ha più?

Rita: È proprio vero. A parer mio non c’è nemmeno tanto da scandalizzarsi quando un film non è assolutamente fedele alla sua versione letteraria. Il linguaggio del cinema è profondamente diverso da quello dei libri, ha tempi narrativi diversi, e deve costantemente mantenere viva l’attenzione dello spettatore. E’ giusto che un libro abbia il suo ritmo e i suoi tempi, ma per competere con un film dovrebbe cercare di mantenere lo stesso ritmo e anche giustamente non tutti i libri sono strutturati in tal modo.
Davide ha studiato sceneggiatura di cinema e di fumetto, ecco perché in parte nei suoi scritti riesce a dare un ritmo che risulta quasi cinematografico, o fumettistico.
Io stessa a volte preferisco la trasposizione cinematografica a quella letteraria: per esempio, sono una grandissima fan di Neil Gaiman, ma trovo che il film animato di Coraline e il film di Stardust non avrebbero potuto essere resi meglio al cinema, anche se sono molto diversi nei romanzi. Gaiman nei suoi libri usa spesso un finale molto trascinato, che sia allunga anche a dei finali alternativi, ma un film da cinema ha l’importante necessità di avere un climax alla fine, perché se il finale delude, il film è spacciato. Ciò che funziona e cattura come libro non sempre può funzionare in un film.
Il fumetto è un’ottima alternativa a volte se non si vuole cedere alla “comodità” dei film. Ho letto la trasposizione a fumetti di alcune famose opere letterarie che non hanno nulla da invidiare agli originali, tra cui non mi vergogno di citare “I figli del Capitano Grant” meravigliosamente disegnato da Alexis Nesme, edito da Tunuè, o anche Moby Dick disegnato da Pierre Alary e pubblicato da Kleiner Flug in Italia, o anche il più noto Hobbit a Fumetti, che è stato probabilmente il primo libro con cui mi sono avvicinata all’opera Tolkeniana, senza il quale forse non avrei mai letto il resto!
Ho provato anche a leggere il Moby Dick originale, ma è una lettura troppo impegnativa per la mia povera testolina :D.
A volte per avvicinarsi alla letteratura, di qualunque genere è molto più utile proprio la letteratura a fumetti, specialmente con questi altissimi livelli di qualità.
Inoltre a volte leggere un fumetto non ha niente di meno che leggere un romanzo, lo dimostra mirabilmente il meraviglioso libro “Il porto proibito” di Teresa Radice e Stefano Turconi. Leggetelo e ditemi se non è pura letteratura!

Pensate che il fantasy abbia bisogno di qualche innovazione al giorno d’oggi?
Davide: Penso che il fantasy abbia bisogno soltanto di buoni autori che lo scrivono, e con questo intendo che chiunque decida di cimentarsi in questo genere, come in qualsiasi altro, debba prima di tutto applicarsi per migliorare. Non conta il “fantasy”, conta il fatto di costruire un racconto credibile e interessante, partiamo da lì; a essere innovativi saranno gli autori stessi, se ci sanno fare. Poi di sicuro, esiste un genere di fantasy che oggi è poco attuale, come gli emuli odierni di Tolkien, che cercano di ricalcare uno stile troppo alto pensando che si possa fare fantasy solo restando legati al passato. Io credo che l’importante sia che una storia, fantasy o non, ci tocchi dentro e ci diverta, se funziona questo non c’è niente da aggiungere.

Avete qualcosa da aggiungere?

Davide e Rita: Solo grazie a tutti per averci ascoltato fin qui, ci vediamo nei libri :D!

Anche io vi ringrazio per averci seguiti! E mi raccomando: lasciate qui sotto le vostre domande per Rita e Davide.

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