#Parola di..., Interviste

#Parola di… Aislinn, autrice di “Né a Dio né al Diavolo”: I vampiri

Gli iscritti alla newsletter sapevano che stavo preparando l’intervista a un autore, ma li avevo lasciati a scommettere sull’identità. Ebbene, oggi sveliamo l’arcano: altri non è che Aislinn con il suo nuovo libro “Né a Dio né al Diavolo” edito dalla Gainsworth Publishing.
Come sempre, l’intervista si suddivide in quattro giornate tematiche, che vedete riassunte qui sotto. Vi invitiamo a partecipare con commenti, domande, curiosità sia qui sotto sia sulla pagina, se preferite.

Oggi cominciamo a parlare di vampiri!

AISLINN

Quali sono le differenze e le somiglianze tra i tuoi vampiri e quelli della tradizione?
In realtà dipende da cosa si intende per «tradizione», perché il vampiro è il «mostro» multiforme per eccellenza. Ci vorrebbe un libro intero per rievocarne tutti gli aspetti e le caratteristiche che ha assunto nel corso dei secoli, dal folklore, alla letteratura, al cinema, ai giochi di ruolo, alla musica… dal cadavere che uccide dei casi «storici» al nobile demoniaco di Stoker ed epigoni, dalla creatura feroce allʼaffascinante seduttore, fino allʼeterno teenager di cui innamorarsi stile Twilight. Per quanto mi riguarda, mi sono appassionata a questa figura, senza dubbio la mia preferita nel fantastico, leggendo il Dracula di Stoker e da lì ho divorato tutto quello che ho trovato su folklore e origini del vampiro, finché ho deciso di scriverne «a modo mio». Mi sono ispirata a queste due fonti ma le ho adattate alla modernità e ho cercato di rendere i miei vampiri il più realistici possibile, ripescando anche qualche tradizione poco nota (ma non farò spoiler qui… se siete curiosi e volete saperne di più, in coda al romanzo troverete unʼintervista che mi ha fatto Luca Tarenzi, nella quale scendo maggiormente nei dettagli). Mi affascinano lʼunione tra aspetto umano e aspetto bestiale, lʼattrazione che suscita – non necessariamente erotica: mi riferisco in particolare al complesso rapporto predatore-preda. Soprattutto, ho voluto rendere chiaro quanto avere a che fare con un vampiro sia dannatamente pericoloso, non «trendy» o «romantico»… Uno dei personaggi del libro, a un certo punto, paragona gli esseri umani a gatti e i vampiri a tigri, che possono magari farsi avvicinare, sfiorare perfino, ma in qualsiasi momento possono rivelarsi letali. Ho posto al centro le dinamiche del rapporto umani-vampiri, ma anche il rapporto che il vampiro ha con se stesso… senza piangersi addosso e senza finire sul lettino dello psicanalista, ma lottando, letteralmente, con le unghie e con i denti.

Negli anni passati la figura del vampiro ha riscosso molto successo tra autori e lettori. Cos’è che rende immortale questa creatura?
Proprio il suo carattere eclettico, credo: si può adattare a ogni epoca, a ogni fantasia e a infinite chiavi di lettura: orrore, interpretazioni psicologiche, fascino della paura, erotismo, paura del «diverso» e della «contaminazione» e allo stesso tempo la possibilità di riconoscersi a propria volta come mostri… Il vampiro può avere il volto di una persona qualsiasi, e chiunque conosciamo potrebbe rivelarsi un «nosferatu». Negli ultimi anni è diventato spesso praticamente innocuo, a misura di eccitanti fantasie a buon mercato, ma, come dicevo nella risposta precedente, io credo che non vada svilito lʼaspetto oscuro, pericoloso di questa figura. È la combinazione di tutti questi aspetti a permettergli di ritornare sempre, di epoca in epoca.

Né a Dio né al Diavolo: a chi appartiene quindi il vampiro Lucifero se non a uno né all’altro?
Bella domanda! Lui risponderebbe «a me stesso», niente di più e niente di meno. Lucifero, ovviamente, non è il suo vero nome – nel romanzo non è detto (è materia per una storia futura 😉 ), ma a dargli quel soprannome è stato nientemeno che Yeats, e lui lo ha accettato, un poʼ per ironia un poʼ perché per certi aspetti è adatto.
Come intuibile dal titolo, lʼaspetto religioso è sempre tra i miei interessi, come già lo era stato in Angelize. In questa storia, però, non ci sono divinità che si mostrino e parlino ai personaggi, e Lucifero stesso, che da vivo non era credente, non sa se ringraziare – o incolpare – un dio o un demone per essere diventato ciò che è. Dʼaltronde non gli serve la presenza di una divinità per compiere le sue scelte… I personaggi di questa storia affrontano il soprannaturale, come quelli di Angelize, ma a differenza di questi ultimi non hanno alcuna guida che «ne sappia più di loro» o possa fornire spiegazioni, risposte o anche solo suggerimenti. Inoltre, volevo liberare il vampiro dal legame con la visione cristiana, in quanto figura molto più antica, antica quanto lʼuomo stesso: ecco perché i miei vampiri non temono croci, acqua santa o chiese.

fronte copertina nadnad.jpgBiveno. “Capitale del nulla”. Sessantamila anime dimenticate da Dio ai piedi delle Alpi piemontesi. Da lì un giorno d’estate del 2010 parte una macchina diretta a un colossale festival metal in Germania, con a bordo il terzetto peggio assortito della storia: Ivan, senza lavoro ma con qualche segreto, depresso con l’orlo del baratro a portata di mano; Tom, idraulico per professione e giullare per vocazione, troppo abituato a fingere di essere un idiota; e il tizio silenzioso che tutti chiamano Lucifero, capelli lunghi e occhiali scuri d’ordinanza, vampiro da quasi quattrocento anni. E non serve a nulla che lui parli tranquillamente della sua vera natura, tanto nessuno ci crede, Tom meno di chiunque altro. Dovranno cominciare a balenare gli artigli e a scorrere il sangue perché i due ragazzi si rendano conto che frequentare un mostro non è innocuo come una canzone black metal. Men che meno un mostro che si trascina dietro amanti immortali, vendette secolari e una sete che nulla al mondo può spegnere. Ma le notti sono lunghe a Biveno, e c’è tempo per imparare…

Ci vediamo domani per un approfondimento sull’importanza del metal nel romanzo!

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