#Parola di..., Interviste

#Parola di… Aislin: Il metal

Siamo di nuovo in compagnia di Aislinn, autrice di “Né a Dio né al Diavolo” edito dalla Gainsworth Publishing.
Come sempre, l’intervista si suddivide in quattro giornate tematiche, che vedete riassunte qui sotto. Vi invitiamo a partecipare con commenti, domande, curiosità sia qui sotto sia sulla pagina, se preferite.

Ieri abbiamo parlato della figura del vampiro e cosa dobbiamo aspettarci dal vampiro di Né a Dio né al Diavolo. Oggi affrontiamo un altro dei temi centrali del romanzo: la musica metal.

AISLINN MARTEDI
È evidente che la musica è importante in questo romanzo. Come si intreccia con la trama?
Se, come dicevo ieri, Né a Dio né al Diavolo è stato un modo per scrivere di vampiri «a modo mio», lʼaltra grande passione che ha dato forma al romanzo è quella per la musica. NaDnaD è una dichiarazione dʼamore per il metal, i personaggi principali sono appassionati di questo genere musicale esattamente come me, e uno dei primi eventi della trama è il viaggio verso un festival metal allʼestero. Riferimenti a gruppi e canzoni tornano per tutto il libro, che si tratti di quello che esce dagli stereo o delle t-shirt portate dai protagonisti, e per chi avrà voglia di scoprirla in coda al romanzo è indicata la mia ideale colonna sonora: una canzone per capitolo. La scelta dei brani è legata allʼatmosfera e a frammenti dei testi, che nelle prossime settimane indicherò nel mio blog Aislinn Dreams; per ora, se volete cominciare ad ascoltarla, trovate la colonna sonora a questo link: “Home”, Three Days Grace.
Come per i vampiri, ho voluto parlare di musica e metallari con affetto e rispetto, cercando di andare oltre gli stereotipi classici.

C’è una canzone che ritieni un po’ la colonna sonora del romanzo?
Beʼ, come scrivevo poco fa, ce ne sono diverse… Ma, tra tutte, se devo sceglierne solo una direi “Darkness&Hope” dei Moonspell. In generale, comunque, la band che più di tutte mi ha ispirata durante la stesura sono proprio i portoghesi Moonspell, tanto che il personaggio di Lucifero, nella mia fantasia, ha lʼaspetto e la voce del loro leader Fernando Ribeiro. Ecco, se volete immaginare come potrebbe essere Lucifero nella realtà, guardate su YouTube il video di Everything invaded o quello di Nocturna!

È chiaro che il metal è un genere che ti piace, ma la scelta di usarlo come ispirazione per il romanzo è dovuto al semplice gusto personale o trovi che sia un genere musicale affine all’Urban Fantasy? Secondo te rispecchia questo tipo di letteratura?
Credo proprio di sì. Nel metal amo soprattutto quelle band capaci di mescolare atmosfere diverse, passando agevolmente da rabbia a malinconia, da oscurità a speranza (Darkness & Hope appunto…), da ritmi veloci alle ballad, con unʼenergia e una profondità rare. Similmente, lʼurban fantasy mi consente di sguazzare nel fantastico e allo stesso tempo di parlare della contemporaneità, del nostro mondo, di personaggi realistici; di come lʼinaspettato si nasconda tra le ombre, di come ci si trovi ad affrontare sfide impreviste. Penso che tanto il metal quanto lʼurban fantasy siano «narrazioni» adattissime alla nostra epoca (e in fondo sono anche nati in periodi simili: semplificando molto – ci sarebbe da discutere per ore, altrimenti – lʼheavy metal ha iniziato a svilupparsi tra fine anni Sessanta e inizio Settanta, lʼurban fantasy tra Settanta e Ottanta).

Cʼè qualcosa che vuoi aggiungere?
Beʼ, non posso che ringraziare il bravissimo Davide Nadalin, che ha realizzato la copertina e ha colto perfettamente lʼatmosfera del romanzo e il gusto «metal» che desideravo (penso alla figura di Lucifero) e allo stesso tempo ha dato uno scorcio della provincia piemontese che volevo descrivere, nella realizzazione degli sfondi. Sbirciate anche il muro che si vede sulla sinistra, poi: i manifesti mostrano parzialmente il nome del festival (immaginario) che i personaggi vogliono vedere e poi il concerto della band di una delle comparse… ecco, ricordatevelo, perché se ne parlerà parecchio nel romanzo successivo!

 

fronte copertina nadnad.jpgBiveno. “Capitale del nulla”. Sessantamila anime dimenticate da Dio ai piedi delle Alpi piemontesi. Da lì un giorno d’estate del 2010 parte una macchina diretta a un colossale festival metal in Germania, con a bordo il terzetto peggio assortito della storia: Ivan, senza lavoro ma con qualche segreto, depresso con l’orlo del baratro a portata di mano; Tom, idraulico per professione e giullare per vocazione, troppo abituato a fingere di essere un idiota; e il tizio silenzioso che tutti chiamano Lucifero, capelli lunghi e occhiali scuri d’ordinanza, vampiro da quasi quattrocento anni. E non serve a nulla che lui parli tranquillamente della sua vera natura, tanto nessuno ci crede, Tom meno di chiunque altro. Dovranno cominciare a balenare gli artigli e a scorrere il sangue perché i due ragazzi si rendano conto che frequentare un mostro non è innocuo come una canzone black metal. Men che meno un mostro che si trascina dietro amanti immortali, vendette secolari e una sete che nulla al mondo può spegnere. Ma le notti sono lunghe a Biveno, e c’è tempo per imparare…

Ci vediamo domani per addentrarci nell'”Aislinnverso”!

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