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#Parola di… Rita Micozzi e Davide Cencini, autori della saga di Darkwing e di “Dershing: gli ultimi draghi”

Come già annunciato sulla pagina Facebook, fino a domenica saremo in compagnia di Rita Micozzi e Davide Cencini, creatori del Mondo di Darkwing e autori del libro “Dershing: gli ultimi darghi”, uscito da poco per Plesio Editore.
Oggi conosceremo meglio i loro romanzi!
Vi invitiamo a partecipare con commenti, domande, curiosità sia qui sotto sia sulla pagina, se preferite, Rita e Davide passeranno a rispondervi. Non siate timidi!

I LIBRI

159_big.jpgTRAMA: Una guerriera, un topo che vuole diventare un mago, uno scultore, un re dei draghi, una mente geniale che sprofonda nella follia. Sono i protagonisti di una storia lunga mille anni, che plasmerà il destino di Oma, mondo a lungo dominato dai draghi, portati però sull’orlo dell’estinzione da una malattia che li ha resi sterili.
Quando i draghi scopriranno che esistono donne in grado di generare figli con loro, le dershing, non tutti accetteranno il cambiamento.
Sarà l’inizio di una nuova specie… o l’inizio della fine?
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TRAMA:
Un viaggiatore giungerà per reclamare la SpadaTerra. Un futuro non molto lontano. Una nuova fonte di energia promette di cambiare il mondo, ma quel sogno si trasforma in una catastrofe. Peter scompare nell’esplosione. Sembra la fine, invece è l’inizio di uno straordinario viaggio. Scopre di essere in un luogo chiamato Corown, dove viene scelto dalla Spada dai Sette Occhi per diventare il Darkwing, un guerriero investito di un potere terribile e oscuro che rischia di consumarlo. Riuscirà a servirsene per proteggere coloro che ama?

 

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So che il progetto di Dershing è molto vasto. Come nasce e come vorreste svilupparlo?
Rita: Abbiamo progettato di svilupparlo in una duologia, con alcuni spin-off. Gli Ultimi Draghi è il primo capitolo, a cui seguirà L’Ultima Dershing, che racconterà l’epilogo del conflitto tra Neebia e gli ultimi eredi dei Draghi Alti e dei dershing. Questi due libri insieme formeranno la saga principale sviluppando il “nucleo” del mondo di Oma. Ma ancora prima di pubblicare Gli Ultimi Draghi, è uscito con Astro Edizioni Tutto per un Drago di Legno, un piccolo prequel, che si svolge qualche anno prima dell’inizio della saga vera e propria, presentando una versione più per ragazzi dell’universo che io e Davide abbiamo creato. Abbiamo ideato anche uno special che vorremmo realizzare in ebook, incentrato sulla vita della prima Dershing e di sua figlia Twoblood, e di come la loro esistenza ha cambiato la società dei draghi in un momento storico in cui l’umanità ha assunto maggiore importanza. Questo special andrebbe a collegare meglio i due libri, quasi facendo da “ponte” tra il passato e il presente. E poi, naturalmente, abbiamo qualche idea per un possibile sequel, ma è presto per parlarne, per ora ci piacerebbe solo arrivare all’Ultima Dershing portando tutti i nodi al pettine.

Davide:
Tra l’altro, la storia editoriale di Dershing è piuttosto singolare. Si può dire che è andata a ritroso! Infatti il soggetto originale da cui siamo partiti è stato quello de L’Ultima Dershing, cioè il sequel che non abbiamo ancora scritto. Tutto è nato da un’idea avuta da Rita quando era al liceo e che a un certo punto abbiamo deciso di riprendere in mano, ristrutturando la trama e attualizzandola. Inizialmente abbiamo provato a proporre il progetto a fumetti ad alcuni editori francesi, ma la cosa non è andata in porto. Le cose hanno avuto una svolta quando abbiamo iniziato a girare per fiere per promuovere Darkwing, l’altro nostro progetto. Un editore marchigiano si è incuriosito e ci ha chiesto se ci andava di scrivere un fantasy per lui, così abbiamo iniziato a lavorare sull’idea di un prequel de L’Ultima Dershing che si svolgesse in luoghi ispirati da quelli reali del centro Italia. L’anno prima avevo già scritto L’Ultima Guardiana per un concorso, che purtroppo fu cancellato (la solita fortuna!)… ma quella storia era lì, e ha fornito l’input giusto per sviluppare Gli Ultimi Draghi, una storia articolata in quattro racconti che narra come i draghi, gli esseri umani e i muscu hanno convissuto, prima di arrivare allo scontro risolutivo con Neebia ne L’Ultima Dershing. Il risultato è stato un libro che ha parlato non solo della storia di come i draghi sono quasi scomparsi, ma di come tutti gli esseri senzienti abbiano diritto alla vita e a venire considerati con dignità.

Rita:
Purtroppo, l’editore che ci aveva fatto la proposta si è ritirato improvvisamente per motivi finanziari, lasciandoci in mano un romanzo illustrato completo, bloccato pochi giorni prima di vedere le stampe! Così io e Davide ci siamo messi alla ricerca di un altro editore. Ci sono voluti più di tre anni, ma alla fine ne abbiamo trovati addirittura due! Astro Edizioni ha gradito il racconto con i topi, L’ultima Vetta, ma piuttosto che staccarlo dal contesto del libro abbiamo preferito sviluppare un progetto a sé, che è diventato Tutto per un Drago di Legno. Nel frattempo, Plesio Editore ha acquisito i diritti per Gli Ultimi Draghi e si è interessata al sequel. Così abbiamo fatto uscire sia la versione per bambini sia quella per grandi, a ritroso da come avevamo progettato la saga!

Chi sono i protagonisti di Dershing: Gli Ultimi Draghi?
Rita:
Prima di tutto, come abbiamo detto, Gli Ultimi Draghi è formato da quattro storie separate fra loro anche da ampi intervalli di tempo, ma che si vanno tutte a congiungere nella trama finale; ogni racconto ha il proprio protagonista le cui azioni, in bene o in male, porteranno delle conseguenze inesorabili anche nella vita degli altri.
Nella prima storia, l’Ultima Guardiana, la protagonista è Djora Sersyde, una guerriera appartenente all’ordine dei Guardiani d’Alabastro, i difensori dei dershing e dei Draghi Alti. Djora è una semplice umana, ma intrattiene una relazione clandestina con Nightlock, un principe dei draghi, che la porta a mettere alla prova la sua già vacillante fedeltà alla causa dei Guardiani. Questo personaggio è nato capovolgendo un po’ lo stereotipo in voga nel fantasy della donna che vuole essere a tutti i costi un guerriero per distinguersi. In un mondo in cui donne e uomini svolgono tutti gli stessi compiti, può anche capitare che l’unico desiderio di una donna addestrata da sempre ad essere un’eccellente spadaccina sia quello di vivere il proprio sogno d’amore senza le aspettative opprimenti che la società riversa su di lei e sul suo innamorato.
Nel secondo racconto, L’Ultima Vetta, protagonista indiscusso invece è Scresah Enkawa, un muscu di circa sedici anni, sbruffone e sfrontato, che per tutta la vita non ha desiderato altro che diventare un mago. Nella società dei muscu, una razza di nostra invenzione di topi umanoidi alti circa un metro e dieci, Scresah è considerato una pecora nera, l’unico che non vuole conformarsi alle tradizioni della sua famiglia, l’unico che non accetta l’ineluttabilità del destino, specialmente quando questo destino minaccia di portargli via la sorellina Adre. Scresah ha fatto la sua prima apparizione in “Tutto per un drago di legno” come spalla del protagonista Surri; in quel racconto era più giovane e pasticcione, ma stavolta lo vedremo veramente prendere in mano il suo destino e lanciarsi in un’impresa disperata, dimostrando un coraggio degno di ben più grandi eroi.
Il terzo racconto fa un salto indietro di ben mille anni, tornando all’epoca in cui la società dei draghi aveva raggiunto il suo massimo splendore e l’umanità era ancora primitiva. In questa fase storica gli esseri umani erano subordinati ai draghi che li chiamavano appunto “dershi”, servitori. Il protagonista qui è Terrant, un drago bronzeo esperto Modellatore di Rocce: nell’aiutare il suo più caro amico Neebia, un brillante scienziato a capo del progetto di ricerca per salvare la loro razza dall’estinzione, Terrant costruirà un meraviglioso laboratorio sotterraneo e una schiera di “custodi di pietra” che funzionino da aiutanti per i draghi ricercatori. Con sua grande sorpresa però, scoprirà che il primo prototipo da lui creato tra questi automi mostra segni di intelligenza indipendente, curiosità e perfino quelle che sembrano emozioni, e gli si affezionerà al punto da dargli un nome: Akkar (“apprendista” nella lingua antica dei draghi). Anche Akkar diventerà uno dei protagonisti più importanti di questa storia, quando lui e il suo maestro verranno coinvolti in loschi intrighi politici che metteranno in pericolo tanto la civiltà dei draghi che l’esistenza della razza umana. Terrant e Akkar sono due personaggi molto profondi a mio parere: nonostante essi non siano fisicamente padre e figlio, con il loro rapporto dimostreranno l’importanza di insegnare alle generazioni future a rispettare e proteggere ogni forma di vita, perfino chi non è nato in modo naturale.
Il quarto racconto s’intitola L’Ultimo Re, e ha una struttura più corale, poiché verrà narrato da più punti di vista: quello di Kent, un giovane bardo che da bambino ha aiutato il re dei draghi Ironblood a sconfiggere i Draghi Antichi; quello della regina Dewdrop, draghessa guaritrice e moglie del re Ironblood; e infine quello del cattivo Neebia, il cui scopo è riportare la propria specie agli antichi splendori, con l’aiuto del Gran Drago di Sangue.

Davide: Un’altra particolarità di questo romanzo è che è proprio il personaggio di Neebia, cioè l’antagonista, a collegare i vari racconti. Lo ritroveremo in tutte le storie, rivelando man mano i drammatici eventi che l’hanno portato alla rovina. Il suo tracollo dalla genialità all’ossessione fino a sprofondare in una sanguinaria follia, rende quasi Gli Ultimi Draghi un vero e proprio romanzo sulla “genesi dell’antagonista”.
Ebbene sì, la saga di Dershing, in sostanza, comincia con la storia del cattivo!
Ci saranno poi alcuni personaggi che faranno apparizioni più brevi ma che ritroveremo nel seguito e avranno un’importanza cruciale, fra tutti citerei Sersyde, il guerriero mutato in serpente da una maledizione dei Draghi Alti dopo aver commesso un orribile atto di tradimento. Di certo viene dalla stessa casata di Djora, ma non si sa ancora per certo chi sia e perché sia stato trasformato così. I lettori lo incontreranno nell’Ultima Vetta e L’ultimo Re, e avranno modo di elaborare le loro teorie prima del seguito.

Avete un’altra saga in cantiere, quella di Darkwing. In cosa si differenzia da Dershing? Ci sono sostanziali cambiamenti nella nuova versione?

Davide: Darkwing e Dershing sono due serie che consideriamo “sorelle”. Delle due, Darkwing è stata realizzata per prima; a differenza di Dershing è stata concepita quasi interamente da me e consiste in un progetto più vasto e articolato, che si svilupperà su sette libri più alcuni spin-off. Si ispira maggiormente al genere epic/action, con legami più profondi con la fantascienza, l’horror e i manga, mentre Dershing sfuma più sul genere favolistico e del mito, anche se i momenti di azione non mancano nemmeno qui!
Al di là della trama, che è completamente diversa, abbiamo concepito i due romanzi in modo che si soffermassero anche su valori umani diversi. Darkwing si pone problemi più “universali”, come il rapporto tra l’umano e il divino, il diritto a scegliere la propria esistenza in un mondo plasmato da forze più grandi del singolo e il bisogno di confrontarsi con i propri lati oscuri, mentre Dershing si concentra su temi che hanno più a che fare con la dignità della persona, come il diritto alla vita, all’autodeterminazione e alla riproduzione. Una grande differenza tra i due romanzi è certamente il fatto che Corown, il mondo in cui è ambientata la storia di Darkwing, è oppresso dalle divinità; qui la vita religiosa determina il destino degli individui e l’uomo sembra destinato a essere una semplice pedina in una battaglia tra gli dei che si svolge su scala cosmica (vedremo poi come l’arrivo del protagonista Peter stravolgerà questi equilibri!). Invece su Oma, il mondo di Dershing, le divinità letteralmente non esistono, gli uomini venerano i draghi e i draghi venerano unicamente le stelle, cioè l’unica cosa che stia più in alto di loro… è quindi un mondo plasmato solo dalle persone che ci vivono e dalle loro scelte.
Mi chiedevi qualche informazione in più sulla nuova edizione della prima trilogia di Darkwing, chiamata in codice “Redux”.
La prima cosa da sapere è che Darkwing, come Dershing, nasce da un progetto di gioventù, ma a differenza di Dershing che è stato scritto di recente, il testo dei primi due Darkwing è stato sviluppato molto prima, addirittura a cavallo tra il 2004 e il 2009, vedendo pubblicazione sotto il marchio Ute Libri solo nel 2012, dopo un’autoproduzione di prova nel 2010. Si trattava quindi di un testo che andava aggiornato, sia per svecchiarlo, sia perché le mie abilità come scrittore nel frattempo sono maturate, sia per portarlo in linea con il terzo volume, lanciato a fine 2016. L’occasione per un “upgrade” è capitata proprio con la restituzione dei diritti di pubblicazione da parte di Ute a fine dicembre scorso. Ne ho approfittato per rimettere mano al testo e perfezionarlo in molti aspetti tecnici (correzione di vecchi refusi, gestione più corretta dei punti di vista, sintesi, dialoghi, interventi di tipo logico ecc.), oltre che per rielaborare alcune parti che non mi soddisfacevano del tutto nella precedente edizione. Nel farlo ho tenuto conto dei commenti dei lettori, soprattutto delle critiche che mi sono sembrate più sensate, e che ho ritenuto doveroso integrare nel restauro. Il risultato è una versione senz’altro migliorata della saga originale, con una serie di scene aggiunte ed estese e alcuni importanti cambiamenti in varie sottotrame, che all’epoca della pubblicazione del primo libro non erano ancora completamente definite. Sul sito ufficiale, i lettori potranno trovare il “changelog” dei cambiamenti principali dell’edizione Redux. Da questa solida base di partenza potrò sviluppare i capitoli successivi. Al momento in cui parliamo, la nuova edizione è già in commercio su tutti i maggiori store online, e anche il sito ufficiale è stato aggiornato per integrarla.
I miei piani per il futuro al momento sono concentrati sullo sviluppo dei DLC del terzo volume, ovvero due special di contorno più brevi e a basso costo che verranno pubblicati quest’anno, mentre definisco la trama del quarto capitolo. Rita lavorerà con me alla stesura de L’Ultima Dershing, che svolgeremo parallelamente, probabilmente a partire dall’anno prossimo visto che quest’anno siamo già piuttosto indaffarati!
Con il quarto volume di Darkwing si concluderà il ciclo della guerra con Greyven aperto col primo capitolo e se ne aprirà uno nuovo di altri tre capitoli che porterà la storia di Peter verso la sua conclusione. Lungo la strada, però, ci saranno altri DLC e spin-off che amplieranno il mondo di Corown, molti dei quali saranno accessibili anche ai lettori che non hanno letto la saga principale. Ad esempio, sto lavorando da tempo sull’idea di una duologia dark fantasy che racconti le origini di Vonatar, il cattivo di Darkwing, in modo indipendente dal suo ruolo nella serie, e anche su un ciclo di racconti incentrati sui Solar. Mi piacerebbe perfino provare a realizzare un librogame, ma la priorità restano comunque i romanzi.

Avete qualcosa da aggiungere?
Rita: Abbiamo da tempo pronto un progetto di libro illustrato per un target di ragazzi dai nove anni circa, aspettiamo solo un momento propizio per proporlo a un editore, anche tra i big, e portarlo alla pubblicazione.

Mi raccomando, commentate qui o sulla pagina Facebook, gli autori passeranno a rispondervi.
Non mancate domani per il secondo appuntamento!

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Pubblicato in: Interviste

#SEMEPI: Intervista all’editore Gianni La Corte, La Corte Editore

Attendevo questa risposta da molto tempo e oggi finalmente posso condividere con voi l’intervista a Gianni La Corte.
Prima, come sempre, scopriamo qualcosa in più sulla sua casa editrice.
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La Casa Editrice

Fondata da Gianni La Corte, La Corte Editore è una casa editrice incentrata principalmente sulla narrativa e distribuita a livello nazionale da Messaggerie Libri, che in questi anni si è fatta conoscere da migliaia di lettori ed è arrivata a pubblicare importanti autori internazionali come Agapi Stassinopoulos (sorella della celebre Arianna Huffington), David Blixt e il pluripremiato Jonathan Carroll autore che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo. La casa editrice è inoltre protagonista del Salone del Libro di Torino e di tutte le più importanti fiere dell’editoria italiana, ha venduto migliaia di copie e si è contraddistinta per la qualità dei suoi lavori. Uno degli ebook della casa editrice (“Voglio fare la Wedding Planner”) a maggio 2013 ha raggiunto il 3° posto nella classifica nazionale.

In questi anni, alcuni autori che sono stati lanciati da La Corte Editore sono stati presi dalle grandissime case editrici, confermando l’alta qualità delle scelte editoriali fatte; mentre diversi autori hanno scelto di fare la strada opposta decidendo, invece, di scegliere La Corte Editore proprio per la qualità del lavoro che viene fatto e per l’attenzione a 360° che viene dedicata a ogni singolo libro pubblicato.


CONTATTI UTILI

Sito: La Corte Editore
Pagina Facebook: La Corte Editore
E-mail: info@lacorteditore.it
Curiosità: la casa editrice ha organizzato un corso di scrittura. Cliccate QUI per andare direttamente alla pagina.

Diamo il benvenuto a Gianni La Corte, l’editore della La Corte Editore!
Ma bando alle ciance: cominciamo subito con le domande.

Cominciamo con una domanda semplice, ma che mi ha sempre incuriosita: qual è il motivo della scelta del nome della Casa Editrice e del logo?
Per il nome ho voluto semplicemente metterci la faccia, dandogli il mio cognome; il logo, invece, è nato come stilizzazione di un libro aperto.

Lasciamo da parte le curiosità e veniamo alle domande tecniche! Qual è la vostra linea editoriale? Di quali generi vi occupate?
Ci concentriamo quasi esclusivamente sulla narrativa: thriller, fantasy, sentimentale e storici. Le collane fantasy e sentimentali sono quelle che ci hanno fatto conoscere immediatamente: siamo stati per esempio fin dalla nostra apertura (nel 2008) protagonisti al Lucca Comics, mentre per i sentimentali, per esempio, Voglio fare la wedding planner è arrivato addirittura 3° nella classifica nazionale di ebook venduti.
Negli ultimi anni, invece, sono state le collane di thriller e storici a essere cresciute enormemente grazie a dei titoli fortissimi che hanno saputo conquistare il pubblico.

Pubblicate solo libri di autori italiani o anche di autori stranieri? Perché questa scelta?
Pubblichiamo entrambi. Il minimo comune denominatore è solo la qualità. Tra gli stranieri abbiamo avuto l’onore di pubblicare finora autori come Jonathan Carroll, Johana Gustawsson, David Blixt e quest’anno ci saranno tantissime altre sorprese. Con gli italiani, invece, negli anni siamo andati a cercare con il lanternino autori di grande qualità sui quali abbiamo deciso di scommettere e che nel tempo ci hanno dato grandi soddisfazioni.

Pubblicate cartacei o ebook?
Entrambi. Anche perché sono due mercati completamente diversi che, a differenza di quanto si potesse temere all’inizio, non si vanno a scontrare.

Su quale aspetto ponete maggior attenzione per la pubblicazione e/o promozione di un libro?
Curiamo il libro in ogni suo dettaglio: dalla grafica all’editing alla qualità di stampa, convinti che un libro non debba essere solo bello da leggere, ma anche da toccare e sfogliare.

Qual è la distribuzione della vostra Casa Editrice?
Siamo promossi e distribuiti nelle librerie di tutta Italia da Messaggerie Libri

Siamo già giunti all’ultima domanda! Prima di salutarci un’ultima cosa: qual è la qualità indispensabile per un editore? E quali requisiti deve avere un autore per attirare la vostra attenzione?
Le caratteristiche indispensabili per un editore sono due: quella di avere un’identità chiara e quella di saper proporre solamente libri che abbiano una certa qualità: nell’epoca dove il self-publishing è così semplice, una casa editrice può aver senso di esistere solo se riesce a creare un rapporto di fiducia con i propri lettori fungendo da catalizzatore di qualità.
Un autore, invece, per conquistarci deve scrivere una storia che sappia catturare dalla prima all’ultima riga e che abbia uno stile e una personalità uniche, che non siano mera imitazione di fenomeni del momento.

Grazie mille a Gianni La Corte per averci dedicato parte del suo tempo e aver soddisfatto la nostra curiosità!

E voi conoscete questa casa editrice? Avete letto qualche loro libro?

Io vi rimando alla pagina Facebook di SEMEPI, ricordandovi che per i prossimi 7 giorni pubblicizzeremo 7 titoli del catalogo della La Corte Editore.

Mi raccomando, passate a trovarci!

Pubblicato in: Interviste

#Parola di… Melania D’Alessandro: consigli

Oggi è l’ultimo appuntamento con l’intervista a Melania D’Alessandro, autrice de “La città nascosta” e “Sogni di Carta”, entrambi editi da Leucotea edizioni.
Abbiamo lasciato all’ultimo i consigli di Melania agli aspiranti scrittori!
Vi invitiamo a partecipare con commenti, domande, curiosità
sia qui sotto sia sulla pagina, se preferite, Melania passerà a rispondervi. Non siate timidi!

I LIBRI

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Attraverso un portale trovato in biblioteca, Sofia arriva in un mondo parallelo, uguale a quello dove è cresciuta, ma profondamente diverso. Una realtà che si distrugge in continuazione e che con eguale rapidità si ricostruisce, un susseguirsi del tempo irregolare in cui non si sa mai in quale epoca ci si possa ritrovare, un mondo nuovo, dove si possono incontrare personaggi strepitosi e posti al limite dell’impossibile. Un viaggio capace di ribaltare le certezze e creare legami indissolubili, ma non di lenire la nostalgia di casa.
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Sogni di Carta è un negozio speciale. Tanto per cominciare, è gestito da un signore che veste sempre con abiti a quadretti e da un topo brontolone che va ghiotto di biscotti e viaggi fantasiosi. È una libreria magica, dove ogni parola scritta può diventare realtà e in cui i clienti vivono le avventure dei protagonisti delle storie come fossero proprie. Un giorno, tuttavia, libraio e topo di biblioteca si ritrovano ad affrontare guai seri: il mondo della fantasia è in pericolo e rischia di scomparire per sempre. Tra magici ripostigli, laboratori sognanti e personaggi straordinari si snoda la storia di Sogni di Carta, dove la magia diventa possibile e dove anche i lettori possono fare la differenza.

 

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Va bene leggere tanto, ma quando si può cominciare a scrivere?
Come scrive Stephen King nel suo saggio “On Writing”, la lettura è il nucleo creativo della vita di uno scrittore, per cui è da considerarsi imprescindibile. Lo stesso King, però, dice anche che non bisogna aspettare la musa ispiratrice per buttar giù una storia, e non ha tutti i torti. Si deve scrivere, affrontare la tanto temuta pagina bianca e impegnarsi con costanza. A volte è necessario buttarsi per rompere il ghiaccio, anche se è doveroso dedicarsi anche alla progettazione di quello che si vuole scrivere. La documentazione è importante, così come lo studio, ma non bisogna ammazzare la vena creativa, bensì alimentarla e non permettere mai che essa si spenga o sia rimpiazzata dalla noia.
Continua a leggere “#Parola di… Melania D’Alessandro: consigli”

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#Parola di… Melania D’Alessandro: editoria e fiere

Come già annunciato sulla pagina Facebook, fino a domenica saremo in compagnia di Melania D’Alessandro, autrice de “La città nascosta” e “Sogni di Carta”, entrambi editi da Leucotea edizioni.
Dopo aver parlato dei libri e delle tematiche, siamo giunti alla giornata sull’editoria! 
Vi invitiamo a partecipare con commenti, domande, curiosità sia qui sotto sia sulla pagina, se preferite, Melania passerà a rispondervi. Non siate timidi!

I LIBRI

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Attraverso un portale trovato in biblioteca, Sofia arriva in un mondo parallelo, uguale a quello dove è cresciuta, ma profondamente diverso. Una realtà che si distrugge in continuazione e che con eguale rapidità si ricostruisce, un susseguirsi del tempo irregolare in cui non si sa mai in quale epoca ci si possa ritrovare, un mondo nuovo, dove si possono incontrare personaggi strepitosi e posti al limite dell’impossibile. Un viaggio capace di ribaltare le certezze e creare legami indissolubili, ma non di lenire la nostalgia di casa.
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Sogni di Carta è un negozio speciale. Tanto per cominciare, è gestito da un signore che veste sempre con abiti a quadretti e da un topo brontolone che va ghiotto di biscotti e viaggi fantasiosi. È una libreria magica, dove ogni parola scritta può diventare realtà e in cui i clienti vivono le avventure dei protagonisti delle storie come fossero proprie. Un giorno, tuttavia, libraio e topo di biblioteca si ritrovano ad affrontare guai seri: il mondo della fantasia è in pericolo e rischia di scomparire per sempre. Tra magici ripostigli, laboratori sognanti e personaggi straordinari si snoda la storia di Sogni di Carta, dove la magia diventa possibile e dove anche i lettori possono fare la differenza.

 

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Come hai scoperto Leucotea?
Ho scelto Leucotea dopo aver fatto una selezione di editori della mia zona. La città nascosta è ambientato a Ventimiglia, nell’estremo ponente ligure, per cui mi sembrava più che mai doveroso provare a pubblicarlo con un editore locale, attento alle esigenze del territorio e consapevole della realtà di cui avevo narrato nella mia storia. Qualcuno ha rifiutato la mia proposta editoriale, Leucotea è stato il primo a rispondere positivamente e con entusiasmo alla mia mail, e così ho affidato a loro la pubblicazione del mio romanzo d’esordio e di quello a seguire. Ricordo di essere rimasta colpita dalla loro attenzione alla capillarità della distribuzione e alla partecipazione alle fiere nazionali.
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#Parola di… Melania D’Alessandro: le tematiche

Come già annunciato sulla pagina Facebook, fino a domenica saremo in compagnia di Melania D’Alessandro, autrice de “La città nascosta” e “Sogni di Carta”, entrambi editi da Leucotea edizioni.
Ieri abbiamo parlato dei suoi due romanzi, oggi ci dedichiamo invece alle tematiche su cui ha voluto porre l’attenzione.
Vi invitiamo a partecipare con commenti, domande, curiosità sia qui sotto sia sulla pagina, se preferite, Melania passerà a rispondervi. Non siate timidi!

I LIBRI

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Attraverso un portale trovato in biblioteca, Sofia arriva in un mondo parallelo, uguale a quello dove è cresciuta, ma profondamente diverso. Una realtà che si distrugge in continuazione e che con eguale rapidità si ricostruisce, un susseguirsi del tempo irregolare in cui non si sa mai in quale epoca ci si possa ritrovare, un mondo nuovo, dove si possono incontrare personaggi strepitosi e posti al limite dell’impossibile. Un viaggio capace di ribaltare le certezze e creare legami indissolubili, ma non di lenire la nostalgia di casa.
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Sogni di Carta è un negozio speciale. Tanto per cominciare, è gestito da un signore che veste sempre con abiti a quadretti e da un topo brontolone che va ghiotto di biscotti e viaggi fantasiosi. È una libreria magica, dove ogni parola scritta può diventare realtà e in cui i clienti vivono le avventure dei protagonisti delle storie come fossero proprie. Un giorno, tuttavia, libraio e topo di biblioteca si ritrovano ad affrontare guai seri: il mondo della fantasia è in pericolo e rischia di scomparire per sempre. Tra magici ripostigli, laboratori sognanti e personaggi straordinari si snoda la storia di Sogni di Carta, dove la magia diventa possibile e dove anche i lettori possono fare la differenza.

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Quali sono le tematiche de La città nascosta? Che valore ha per te la storia?
I temi portanti del romanzo sono l’importanza del passato e della storia, l’identificazione di un popolo con la sua cultura e le sue tradizioni e, ultima ma non meno rilevante, la tematica del tempo.
Conoscere le origini, le radici della propria esistenza è fondamentale per l’evoluzione, ma anche per identificarsi, per il senso di appartenenza a una comunità e difendere i propri ideali.
Ne La città nascosta la vera protagonista è la storia, intesa sì come trama, ma soprattutto come insieme di eventi accaduti in un determinato spazio temporale.
Sofia, con la sua avventura, ricorda ai lettori l’importanza della memoria, senza la quale saremmo come foglie in balia del vento. La storia è maestra: insegna a non commettere gli stessi errori del passato, lontano o vicino che sia, ci ricorda quello che siamo stati e ci offre l’obiettivo di un orizzonte da raggiungere proiettandolo in un futuro in cui il passato non viene dimenticato.
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#Parola di… Melania D’Alessandro, autrice di “Sogni di Carta” e “La città nascosta”

Come già annunciato sulla pagina Facebook, fino a domenica saremo in compagnia di Melania D’Alessandro, autrice de “La città nascosta” e “Sogni di Carta”, entrambi editi da Leucotea edizioni.
Come per l’intervista a Marta Duò, abbiamo suddiviso le giornate per argomenti, che trovate riassunti qui sotto.
Vi invitiamo a partecipare con commenti, domande, curiosità sia qui sotto sia sulla pagina, se preferite, Melania passerà a rispondervi. Non siate timidi!

I LIBRI

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Attraverso un portale trovato in biblioteca, Sofia arriva in un mondo parallelo, uguale a quello dove è cresciuta, ma profondamente diverso. Una realtà che si distrugge in continuazione e che con eguale rapidità si ricostruisce, un susseguirsi del tempo irregolare in cui non si sa mai in quale epoca ci si possa ritrovare, un mondo nuovo, dove si possono incontrare personaggi strepitosi e posti al limite dell’impossibile. Un viaggio capace di ribaltare le certezze e creare legami indissolubili, ma non di lenire la nostalgia di casa.
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Sogni di Carta è un negozio speciale. Tanto per cominciare, è gestito da un signore che veste sempre con abiti a quadretti e da un topo brontolone che va ghiotto di biscotti e viaggi fantasiosi. È una libreria magica, dove ogni parola scritta può diventare realtà e in cui i clienti vivono le avventure dei protagonisti delle storie come fossero proprie. Un giorno, tuttavia, libraio e topo di biblioteca si ritrovano ad affrontare guai seri: il mondo della fantasia è in pericolo e rischia di scomparire per sempre. Tra magici ripostigli, laboratori sognanti e personaggi straordinari si snoda la storia di Sogni di Carta, dove la magia diventa possibile e dove anche i lettori possono fare la differenza.

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Ne La città nascosta Sofia, la protagonista, si ritrova in una città parallela a quella in cui è nata e cresciuta, caratterizzata dal susseguirsi di varie epoche storiche. Ma La città nascosta esiste davvero?
Questa è una domanda interessante, a cui posso dare una risposta a più livelli.
La città di cui si parla nel romanzo esiste davvero, sì, ed è la stessa Ventimiglia che negli ultimi anni è diventata spesso protagonista nelle pagine di giornale dedicate all’immigrazione. Ventimiglia è la città in cui sono cresciuta, l’unico luogo che posso dire di conoscere come le mie tasche (una delle prime regole della scrittura è “scrivi di ciò che conosci bene”). Tuttavia, nel romanzo si parla anche di un’altra città, quella nascosta per l’appunto, che è una Ventimiglia parallela a quella reale. Anche questa esiste davvero, ma vive nei cuori di ognuno di noi – non solo dei ventimigliesi – e non nella realtà ordinaria che tutti conosciamo.
Ognuno di noi, con attenzione e curiosità, può accedere alla propria “città nascosta”, perché ogni luogo ha una storia, una cultura e delle tradizioni da tramandare alle generazioni future. Tutti possiamo essere come Sofia, cercatori di tesori di un passato ormai sepolto, ma che vive ancora in noi e intorno a noi, basta solo saper osservare.

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I franchising e l’editoria indipendente

Oltre all’intervista di ieri, ho sentito il punto di vista di un’altra libraia, sempre di una grande catena. Non ho ricevuto risposte abbastanza esaustive per poterle riportare, ma voglio condividere con voi le riflessioni che ne sono scaturite. 

Innanzi tutto chiariamo una cosa: per citare il Qoelet e Schopenhauer “non vi è nulla di nuovo sotto il sole”. Per molti di voi queste cose saranno ovvie, anche io non ne ero del tutto all’oscuro, ma sentirsele dire da altri, da persone che ne sanno sicuramente più di te, fa sempre il suo discreto effetto.

Alcune librerie adottano libri di case editrici indipendenti in conto vendita che, se rimaste invendute, vengono restituite all’editore senza che il libraio ci rimetta economicamente. Altri franchising, invece, hanno regole più rigide, devono richiedere direttamente alla sede e, prima di tutto, il catalogo della casa editrice deve essere sul loro server, altrimenti potrete anche piangere in greco, ma la risposta rimarrà sempre la stessa: no.
Anche nel caso in cui prendessero in negozio alcuni titoli, devono rientrare in un range minimo di vendite che, se non raggiunto, comporta un bel “arrivederci, grazie e tanti saluti”.
Ma non è finita: non solo sono tenuti a vendere prima i loro libri e poi quelli di editori indipendenti, ma su questi stessi libri il 40% circa del prezzo di copertina lo guadagna la sede. 
Oltre al danno anche la beffa.
Parlando per ipotesi, proviamo a fare due calcoli: utopicamente, un autore ricava il 10% (in realtà oscilla dal 4 all’8, ma arrotondiamo per eccesso), la casa editrice del franchising il 40%, così abbiamo un totale del 50%. Il resto deve essere diviso tra il libraio e l’editore, quindi un 25% a testa, col quale a loro volta dovranno pagare svariate tasse, tipografia, distributore e dipendenti. Se ci sono altre figure a cui rendere conto, converrete con me che la situazione si fa ancora più complessa. Continua a leggere “I franchising e l’editoria indipendente”