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Intervista ad Aislinn, scrittrice, editor e traduttrice

Dopo aver intervistato editori, scrittori e librai, ho deciso di sentire anche il punto di vista di altre figure professionali che gravitano intorno alla produzione dei libri.
Oggi abbiamo come ospite Aislinn, scrittrice e freelancer. Andiamo a conoscerla.

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Foto di Alessia De Gaspari

Aislinn è nata nel 1982, scrive ascoltando rock e metal e ha una passione inesauribile per la lettura. Nel 2013 ha pubblicato con Fabbri Editori il suo primo romanzo urban fantasy Angelize; nel 2014 è uscita la seconda e ultima parte della storia, Angelize II – Lucifer. Ha partecipato al romanzo storico In territorio nemico di Scrittura Industriale Collettiva (minimum fax, 2013) e a diverse antologie. Vive ad Arona, ma capita spesso a Milano; tiene corsi e workshop di scrittura, è traduttrice, editor e consulente editoriale. Gestisce il blog Aislinn Dreams e pagine sui principali social network.

Ti è mai capitato di lavorare per una casa editrice indipendente? Hai notato qualche differenza tra loro e le realtà editoriali più importanti?
Mi è successo solo agli inizi, quando muovevo i primi passi in questo mondo strano dellʼeditoria e sono stata stagista per una minuscola casa editrice milanese. Allʼepoca non avevo ancora mai collaborato con grandi gruppi editoriali e mi mancava di conseguenza la possibilità di fare un confronto, ma oggi, a posteriori, le differenze che saltano agli occhi sono enormi. Lʼorganico ridottissimo – il proprietario-tuttofare e una collaboratrice, oltre a me – faceva sì che tutti dovessero saper fare un poʼ di tutto, pertanto non cʼera la tradizionale specializzazione che ci si immagina; e naturalmente il budget a disposizione per qualsiasi progetto era limitatissimo. Insomma, un mix di entusiasmo e frustrazione, di sfide e di ostacoli.
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Pubblicato in: SEMEPI in fiera

Un #SalTo di qualità

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Sono sempre stata affezionata al Salone del Libro di Torino, prima da studentessa, poi come normale visitatrice. L’anno scorso mi ero sentita più consapevole, ma quest’anno mi è sembrato come se la consapevolezza si fosse estesa a tutta la fiera. Non c’era solo l’entusiasmo di stare in mezzo ai libri, ma anche di trovarsi con persone che condividono la tua passione, si respirava un clima di chi ha voglia di cambiare le regole del gioco.
Senza contare poi la magia del Salone per cui credi che l’ultima edizione sia stata la migliore e invece quella dopo è in grado di triplicare le emozioni dell’anno precedente.
Una delle gioie più grandi di questa edizione è stata l’affluenza già durante i primi giorni, vedere la gente fermarsi agli stand di editori sconosciuti ai più.
La seconda cosa, non meno importante, sono state le persone che ho incontrato: ho consolidato le vecchie conoscenze e ho cercato di stringerne di nuove, ho conosciuto di persona amici del web, ho scambiato quattro chiacchiere con gli autori e non c’è cosa più bella del confronto.
A tutti loro va un immenso ringraziamento: avete arricchito questi giorni di risate ed emozioni, di quelle che fanno bene al cuore. E poi avete sopportato i miei consigli di lettura senza accusarmi di essere responsabile del vostro patrimonio dilapidato.

In tutto ciò, c’erano molti incontri interessanti anche sull’editoria indipendente, sul digitale e altri aspetti del mercato del libro, dalla produzione alla distribuzione, anche se purtroppo sono riuscita a partecipare a pochi di essi. Il tempo stringe sempre e ci vorrebbe davvero il dono dell’ubiquità.

C’è chi si è lamentato di questo Salone: chi per il caldo, chi per le code ai controlli, chi per la mancanza di alcuni editori, chi per la confusione e gli spazi affollati, chi per tutte queste cose messe insieme e altre ancora. A tutti loro vorrei dire che il Salone è anche questo, ma la magia sta proprio nel fatto che tutte queste cose non impediscono di tornarci l’anno successivo.
Odio le cose sopra elencate, vi assicuro che ho provato a rinunciarci. Inutile dire che ho fallito miseramente.

Prima di concludere devo ringraziare Simona, una blogger che conosco poco, ma che ha sempre mostrato interesse per SEMEPI. Mi ha dato la spinta per nuovi progetti, nuove idee e so che questa collaborazione ci porterà lontano, speriamo di aggiornarvi presto.

E così il #SalTo16 ha fatto nascere SEMEPI e il #SalTo17 l’ha rinnovato. Ci aspettiamo tutti grandi cose dalla prossima edizione.

Pubblicato in: #Parola di..., Interviste

#Parola di… Rita Micozzi e Davide Cencini: il fantasy

Siamo giunti all’ultimo appuntamento in compagnia di Rita Micozzi e Davide Cencini, creatori del Mondo di Darkwing e autori del libro “Dershing: gli ultimi darghi”, uscito da poco per Plesio Editore.
Nei giorni scorsi abbiamo conosciuto meglio i loro libri, di illustrazione, e di fiere del libro e del fumetto, oggi invece ci concentriamo sul fantasy!
Vi invitiamo a partecipare con commenti, domande, curiosità sia qui sotto sia sulla pagina, se preferite, Rita e Davide passeranno a rispondervi. Non siate timidi!

I LIBRI

159_big.jpgTRAMA: Una guerriera, un topo che vuole diventare un mago, uno scultore, un re dei draghi, una mente geniale che sprofonda nella follia. Sono i protagonisti di una storia lunga mille anni, che plasmerà il destino di Oma, mondo a lungo dominato dai draghi, portati però sull’orlo dell’estinzione da una malattia che li ha resi sterili.
Quando i draghi scopriranno che esistono donne in grado di generare figli con loro, le dershing, non tutti accetteranno il cambiamento.
Sarà l’inizio di una nuova specie… o l’inizio della fine?
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TRAMA:
Un viaggiatore giungerà per reclamare la SpadaTerra. Un futuro non molto lontano. Una nuova fonte di energia promette di cambiare il mondo, ma quel sogno si trasforma in una catastrofe. Peter scompare nell’esplosione. Sembra la fine, invece è l’inizio di uno straordinario viaggio. Scopre di essere in un luogo chiamato Corown, dove viene scelto dalla Spada dai Sette Occhi per diventare il Darkwing, un guerriero investito di un potere terribile e oscuro che rischia di consumarlo. Riuscirà a servirsene per proteggere coloro che ama?

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Da molti il fantasy viene ritenuto un genere di sere B: a cos’è dovuta questa scarsa considerazione?
Davide: Ignoranza e nient’altro. Il fantasy è un genere nobilissimo che dovrebbe godere della stessa dignità di qualsiasi altro, perché come qualsiasi genere ha la capacità di raccontare qualcosa sulla nostra esperienza umana. Se viene visto da alcuni come un genere di serie B è perché è stato sminuito da opere di scarsa qualità e da una concezione sbagliata che lo vede come un prodotto poco realistico, che non ha attinenza con la nostra realtà. Ma il fantasy ha un grandissimo potenziale, può costruire una sua realtà che sia una metafora della nostra e dire qualcosa di importante che ci riguarda da vicino. È quello che abbiamo cercato di fare noi nei nostri libri.

Rita: Una cosa però che ci ha fatto piacere vedere negli ultimi anni è stato che in quasi tutte le dispense di scolastica che abbiamo illustrato c’è almeno un gran bel capitolo sulla letteratura fantasy. E non un fantasy solo classico come Il Signore degli Anelli e Narnia, ma anche Ende con la Storia Infinita, Terry Brooks, Harry Potter e perfino Terry Pratchett con il suo Mondo Disco, che io non ho potuto conoscere se non già in età post liceale. Sono stata molto fiera di lavorare a quelle dispense, che offrivano anche delle analisi molto accurate e approfondite del genere. Forse in realtà, magari anche grazie ai recenti fenomeni cinematografici e televisivi, qualcosa ha cominciato a muoversi verso un insegnamento più ampio della letteratura di genere.
Da parte mia, onestamente non credo che il fantasy morirà mai, a dispetto di quanto dicono molti scoraggiati. Il fantasy non può morire perché come dice anche La storia Infinita, “è il mondo che nasce dalla fantasia umana”: quando un bambino prende in mano un bastoncino e fa finta di essere un cavaliere o una bambina si mette un paio di ali finte e si immagina di essere una fata, loro stanno già viaggiando all’interno del loro mondo fantastico. A livello letterario forse non si trasporrà sempre in letteratura di qualità, ma trovo comunque difficile immaginare un mondo in cui nessuno, nemmeno un bambino, chiederà più una favola, una storia in cui si risolva ogni situazione con la magia, qualcosa di inspiegabile. Fare qualcosa di impossibile è il sogno segreto di ogni essere umano, e l’unico modo per farlo è immaginandolo…o leggendolo. La domanda di fantasy ci sarà sempre, probabilmente ciò che invece cambierà maggiormente sarà il tipo di fantasy che chiederanno i lettori, ed è a quello che bisognerà andare incontro.
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#Parola di… Rita Micozzi e Davide Cencini: l’illustrazione

Siamo di nuovo in compagnia di Rita Micozzi e Davide Cencini, creatori del Mondo di Darkwing e autori del libro “Dershing: gli ultimi draghi”, uscito da poco per Plesio Editore.
Nell’articolo di ieri abbiamo conosciuto meglio i loro libri e i personaggi che li popolano, oggi invece parleremo del mondo dell’illustrazione.
Vi invitiamo a partecipare con commenti, domande, curiosità sia qui sotto sia sulla pagina, se preferite, Rita e Davide passeranno a rispondervi. Non siate timidi!

I LIBRI

159_big.jpgTRAMA: Una guerriera, un topo che vuole diventare un mago, uno scultore, un re dei draghi, una mente geniale che sprofonda nella follia. Sono i protagonisti di una storia lunga mille anni, che plasmerà il destino di Oma, mondo a lungo dominato dai draghi, portati però sull’orlo dell’estinzione da una malattia che li ha resi sterili.
Quando i draghi scopriranno che esistono donne in grado di generare figli con loro, le dershing, non tutti accetteranno il cambiamento.
Sarà l’inizio di una nuova specie… o l’inizio della fine?
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TRAMA:
Un viaggiatore giungerà per reclamare la SpadaTerra. Un futuro non molto lontano. Una nuova fonte di energia promette di cambiare il mondo, ma quel sogno si trasforma in una catastrofe. Peter scompare nell’esplosione. Sembra la fine, invece è l’inizio di uno straordinario viaggio. Scopre di essere in un luogo chiamato Corown, dove viene scelto dalla Spada dai Sette Occhi per diventare il Darkwing, un guerriero investito di un potere terribile e oscuro che rischia di consumarlo. Riuscirà a servirsene per proteggere coloro che ama?

 

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Avete entrambi una formazione artistica. In quali campi di illustrazione avete lavorato?Rita: Io ho studiato fumetto alla scuola Internazionale di Comics a Jesi, e mi sono laureata all’accademia di Belle Arti di Macerata con una tesi sulle case di animazione italiane. Ormai da più di otto anni lavoro come Concept Artist e Character Designer presso la Rainbow S.r.L. e ho partecipato alla produzione di tutte le loro serie dal 2007, quindi quello è tutt’ora il mio lavoro principale. Ho collaborato sia con Davide che con altri sceneggiatori a varie produzioni di fumetti brevi e miniserie, ma più di recente ho scoperto il mondo dell’illustrazione per bambini, scolastica e fantasy e visto che è molto più ampia del fumetto sia artisticamente che lavorativamente, mi sto spostando sempre più in quella direzione. Ho iniziato realizzando due copertine per Gainsworth Publishing: “La principessa sbagliata” di Ester Trasforini e “Di Metallo e Stelle” di Luca Tarenzi, poi quelle di “Tutto per un drago di legno” e dei “Promessi Elfi” di Daniele Bello per Astro Edizioni. Sempre con Astro farò le copertine e le illustrazioni interne di altri due titoli entro quest’anno.
Per la scolastica ho lavorato in collaborazione con Davide per vari testi scolastici di Rizzoli, Mondadori e La Scuola editrice.

Davide: Per quanto riguarda me, vengo dalla sceneggiatura di fumetti, ma come colorista digitale sono completamente autodidatta. Dopo le prime cose ho lavorato quattro anni come lead colorist su Huntik Magazine, poi mi sono rivolto interamente a progetti di testi scolastici per Rizzoli, Mondadori e La Scuola Editrice.

In cosa si differenzia l’illustrazione fantasy rispetto a quella scolastica e all’animazione? In quale settore vi piace lavorare di più?
Rita: Beh…in un’enormità di cose in realtà. Cercherò di sintetizzare gli aspetti più importanti.
Innanzitutto la differenza maggiore sta nel target, cioè la fascia d’età e di interessi a cui dobbiamo rivolgerci. Per il fantasy, per la maggior parte si tratta o di appassionati di libri di genere classici o moderni, di giocatori di GDR o di carte, a volte anche di lettori di fumetti e graphic novel: questo tipo di pubblico è estremamente esigente e ama i dettagli, quindi per attirarlo dovremo realizzare un’illustrazione ricca, possibilmente con un chiaroscuro molto contrastato che aggiunga profondità e volume. Oggetti e personaggi andranno particolareggiati con cura. Magari non è strettamente necessario che un’illustrazione di questo genere sia molto dinamica, poiché a volte anche un personaggio in posa frontale può essere una bella illustrazione, se non lesiniamo nei dettagli o in qualcosa che attiri molto l’attenzione.
La scolastica è tutto un altro discorso. Prima di tutto sarà indirizzata a ragazzi di una fascia d’età inferiore, che non cerca tanto il dettaglio ma piuttosto ha bisogno di capire il significato che esprime un’immagine in maniera assolutamente diretta. Il risultato è che spesso ci vuole più tempo a ragionare i disegni che a realizzarli.
L’animazione, da parte sua, richiede dinamismo, fedeltà assoluta alle proporzioni di riferimento e una enorme capacità di adattare il proprio stile di disegno a quello della serie. Il personaggio che facciamo non può assolutamente sembrare diverso da un’inquadratura all’altra, ne andrebbe della credibilità della serie stessa.
Ovviamente è molto gratificante disegnare per se stessi, ma io mi sento davvero professionale solo quando riesco a portare a compimento anche cose che non mi piacciono affatto. Anche se è una fatica!
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#Parola di… Rita Micozzi e Davide Cencini, autori della saga di Darkwing e di “Dershing: gli ultimi draghi”

Come già annunciato sulla pagina Facebook, fino a domenica saremo in compagnia di Rita Micozzi e Davide Cencini, creatori del Mondo di Darkwing e autori del libro “Dershing: gli ultimi darghi”, uscito da poco per Plesio Editore.
Oggi conosceremo meglio i loro romanzi!
Vi invitiamo a partecipare con commenti, domande, curiosità sia qui sotto sia sulla pagina, se preferite, Rita e Davide passeranno a rispondervi. Non siate timidi!

I LIBRI

159_big.jpgTRAMA: Una guerriera, un topo che vuole diventare un mago, uno scultore, un re dei draghi, una mente geniale che sprofonda nella follia. Sono i protagonisti di una storia lunga mille anni, che plasmerà il destino di Oma, mondo a lungo dominato dai draghi, portati però sull’orlo dell’estinzione da una malattia che li ha resi sterili.
Quando i draghi scopriranno che esistono donne in grado di generare figli con loro, le dershing, non tutti accetteranno il cambiamento.
Sarà l’inizio di una nuova specie… o l’inizio della fine?
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TRAMA:
Un viaggiatore giungerà per reclamare la SpadaTerra. Un futuro non molto lontano. Una nuova fonte di energia promette di cambiare il mondo, ma quel sogno si trasforma in una catastrofe. Peter scompare nell’esplosione. Sembra la fine, invece è l’inizio di uno straordinario viaggio. Scopre di essere in un luogo chiamato Corown, dove viene scelto dalla Spada dai Sette Occhi per diventare il Darkwing, un guerriero investito di un potere terribile e oscuro che rischia di consumarlo. Riuscirà a servirsene per proteggere coloro che ama?

 

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So che il progetto di Dershing è molto vasto. Come nasce e come vorreste svilupparlo?
Rita: Abbiamo progettato di svilupparlo in una duologia, con alcuni spin-off. Gli Ultimi Draghi è il primo capitolo, a cui seguirà L’Ultima Dershing, che racconterà l’epilogo del conflitto tra Neebia e gli ultimi eredi dei Draghi Alti e dei dershing. Questi due libri insieme formeranno la saga principale sviluppando il “nucleo” del mondo di Oma. Ma ancora prima di pubblicare Gli Ultimi Draghi, è uscito con Astro Edizioni Tutto per un Drago di Legno, un piccolo prequel, che si svolge qualche anno prima dell’inizio della saga vera e propria, presentando una versione più per ragazzi dell’universo che io e Davide abbiamo creato. Abbiamo ideato anche uno special che vorremmo realizzare in ebook, incentrato sulla vita della prima Dershing e di sua figlia Twoblood, e di come la loro esistenza ha cambiato la società dei draghi in un momento storico in cui l’umanità ha assunto maggiore importanza. Questo special andrebbe a collegare meglio i due libri, quasi facendo da “ponte” tra il passato e il presente. E poi, naturalmente, abbiamo qualche idea per un possibile sequel, ma è presto per parlarne, per ora ci piacerebbe solo arrivare all’Ultima Dershing portando tutti i nodi al pettine.

Davide:
Tra l’altro, la storia editoriale di Dershing è piuttosto singolare. Si può dire che è andata a ritroso! Infatti il soggetto originale da cui siamo partiti è stato quello de L’Ultima Dershing, cioè il sequel che non abbiamo ancora scritto. Tutto è nato da un’idea avuta da Rita quando era al liceo e che a un certo punto abbiamo deciso di riprendere in mano, ristrutturando la trama e attualizzandola. Inizialmente abbiamo provato a proporre il progetto a fumetti ad alcuni editori francesi, ma la cosa non è andata in porto. Le cose hanno avuto una svolta quando abbiamo iniziato a girare per fiere per promuovere Darkwing, l’altro nostro progetto. Un editore marchigiano si è incuriosito e ci ha chiesto se ci andava di scrivere un fantasy per lui, così abbiamo iniziato a lavorare sull’idea di un prequel de L’Ultima Dershing che si svolgesse in luoghi ispirati da quelli reali del centro Italia. L’anno prima avevo già scritto L’Ultima Guardiana per un concorso, che purtroppo fu cancellato (la solita fortuna!)… ma quella storia era lì, e ha fornito l’input giusto per sviluppare Gli Ultimi Draghi, una storia articolata in quattro racconti che narra come i draghi, gli esseri umani e i muscu hanno convissuto, prima di arrivare allo scontro risolutivo con Neebia ne L’Ultima Dershing. Il risultato è stato un libro che ha parlato non solo della storia di come i draghi sono quasi scomparsi, ma di come tutti gli esseri senzienti abbiano diritto alla vita e a venire considerati con dignità.

Rita:
Purtroppo, l’editore che ci aveva fatto la proposta si è ritirato improvvisamente per motivi finanziari, lasciandoci in mano un romanzo illustrato completo, bloccato pochi giorni prima di vedere le stampe! Così io e Davide ci siamo messi alla ricerca di un altro editore. Ci sono voluti più di tre anni, ma alla fine ne abbiamo trovati addirittura due! Astro Edizioni ha gradito il racconto con i topi, L’ultima Vetta, ma piuttosto che staccarlo dal contesto del libro abbiamo preferito sviluppare un progetto a sé, che è diventato Tutto per un Drago di Legno. Nel frattempo, Plesio Editore ha acquisito i diritti per Gli Ultimi Draghi e si è interessata al sequel. Così abbiamo fatto uscire sia la versione per bambini sia quella per grandi, a ritroso da come avevamo progettato la saga!

Chi sono i protagonisti di Dershing: Gli Ultimi Draghi?
Rita:
Prima di tutto, come abbiamo detto, Gli Ultimi Draghi è formato da quattro storie separate fra loro anche da ampi intervalli di tempo, ma che si vanno tutte a congiungere nella trama finale; ogni racconto ha il proprio protagonista le cui azioni, in bene o in male, porteranno delle conseguenze inesorabili anche nella vita degli altri.
Nella prima storia, l’Ultima Guardiana, la protagonista è Djora Sersyde, una guerriera appartenente all’ordine dei Guardiani d’Alabastro, i difensori dei dershing e dei Draghi Alti. Djora è una semplice umana, ma intrattiene una relazione clandestina con Nightlock, un principe dei draghi, che la porta a mettere alla prova la sua già vacillante fedeltà alla causa dei Guardiani. Questo personaggio è nato capovolgendo un po’ lo stereotipo in voga nel fantasy della donna che vuole essere a tutti i costi un guerriero per distinguersi. In un mondo in cui donne e uomini svolgono tutti gli stessi compiti, può anche capitare che l’unico desiderio di una donna addestrata da sempre ad essere un’eccellente spadaccina sia quello di vivere il proprio sogno d’amore senza le aspettative opprimenti che la società riversa su di lei e sul suo innamorato.
Nel secondo racconto, L’Ultima Vetta, protagonista indiscusso invece è Scresah Enkawa, un muscu di circa sedici anni, sbruffone e sfrontato, che per tutta la vita non ha desiderato altro che diventare un mago. Nella società dei muscu, una razza di nostra invenzione di topi umanoidi alti circa un metro e dieci, Scresah è considerato una pecora nera, l’unico che non vuole conformarsi alle tradizioni della sua famiglia, l’unico che non accetta l’ineluttabilità del destino, specialmente quando questo destino minaccia di portargli via la sorellina Adre. Scresah ha fatto la sua prima apparizione in “Tutto per un drago di legno” come spalla del protagonista Surri; in quel racconto era più giovane e pasticcione, ma stavolta lo vedremo veramente prendere in mano il suo destino e lanciarsi in un’impresa disperata, dimostrando un coraggio degno di ben più grandi eroi.
Il terzo racconto fa un salto indietro di ben mille anni, tornando all’epoca in cui la società dei draghi aveva raggiunto il suo massimo splendore e l’umanità era ancora primitiva. In questa fase storica gli esseri umani erano subordinati ai draghi che li chiamavano appunto “dershi”, servitori. Il protagonista qui è Terrant, un drago bronzeo esperto Modellatore di Rocce: nell’aiutare il suo più caro amico Neebia, un brillante scienziato a capo del progetto di ricerca per salvare la loro razza dall’estinzione, Terrant costruirà un meraviglioso laboratorio sotterraneo e una schiera di “custodi di pietra” che funzionino da aiutanti per i draghi ricercatori. Con sua grande sorpresa però, scoprirà che il primo prototipo da lui creato tra questi automi mostra segni di intelligenza indipendente, curiosità e perfino quelle che sembrano emozioni, e gli si affezionerà al punto da dargli un nome: Akkar (“apprendista” nella lingua antica dei draghi). Anche Akkar diventerà uno dei protagonisti più importanti di questa storia, quando lui e il suo maestro verranno coinvolti in loschi intrighi politici che metteranno in pericolo tanto la civiltà dei draghi che l’esistenza della razza umana. Terrant e Akkar sono due personaggi molto profondi a mio parere: nonostante essi non siano fisicamente padre e figlio, con il loro rapporto dimostreranno l’importanza di insegnare alle generazioni future a rispettare e proteggere ogni forma di vita, perfino chi non è nato in modo naturale.
Il quarto racconto s’intitola L’Ultimo Re, e ha una struttura più corale, poiché verrà narrato da più punti di vista: quello di Kent, un giovane bardo che da bambino ha aiutato il re dei draghi Ironblood a sconfiggere i Draghi Antichi; quello della regina Dewdrop, draghessa guaritrice e moglie del re Ironblood; e infine quello del cattivo Neebia, il cui scopo è riportare la propria specie agli antichi splendori, con l’aiuto del Gran Drago di Sangue.

Davide: Un’altra particolarità di questo romanzo è che è proprio il personaggio di Neebia, cioè l’antagonista, a collegare i vari racconti. Lo ritroveremo in tutte le storie, rivelando man mano i drammatici eventi che l’hanno portato alla rovina. Il suo tracollo dalla genialità all’ossessione fino a sprofondare in una sanguinaria follia, rende quasi Gli Ultimi Draghi un vero e proprio romanzo sulla “genesi dell’antagonista”.
Ebbene sì, la saga di Dershing, in sostanza, comincia con la storia del cattivo!
Ci saranno poi alcuni personaggi che faranno apparizioni più brevi ma che ritroveremo nel seguito e avranno un’importanza cruciale, fra tutti citerei Sersyde, il guerriero mutato in serpente da una maledizione dei Draghi Alti dopo aver commesso un orribile atto di tradimento. Di certo viene dalla stessa casata di Djora, ma non si sa ancora per certo chi sia e perché sia stato trasformato così. I lettori lo incontreranno nell’Ultima Vetta e L’ultimo Re, e avranno modo di elaborare le loro teorie prima del seguito.

Avete un’altra saga in cantiere, quella di Darkwing. In cosa si differenzia da Dershing? Ci sono sostanziali cambiamenti nella nuova versione?

Davide: Darkwing e Dershing sono due serie che consideriamo “sorelle”. Delle due, Darkwing è stata realizzata per prima; a differenza di Dershing è stata concepita quasi interamente da me e consiste in un progetto più vasto e articolato, che si svilupperà su sette libri più alcuni spin-off. Si ispira maggiormente al genere epic/action, con legami più profondi con la fantascienza, l’horror e i manga, mentre Dershing sfuma più sul genere favolistico e del mito, anche se i momenti di azione non mancano nemmeno qui!
Al di là della trama, che è completamente diversa, abbiamo concepito i due romanzi in modo che si soffermassero anche su valori umani diversi. Darkwing si pone problemi più “universali”, come il rapporto tra l’umano e il divino, il diritto a scegliere la propria esistenza in un mondo plasmato da forze più grandi del singolo e il bisogno di confrontarsi con i propri lati oscuri, mentre Dershing si concentra su temi che hanno più a che fare con la dignità della persona, come il diritto alla vita, all’autodeterminazione e alla riproduzione. Una grande differenza tra i due romanzi è certamente il fatto che Corown, il mondo in cui è ambientata la storia di Darkwing, è oppresso dalle divinità; qui la vita religiosa determina il destino degli individui e l’uomo sembra destinato a essere una semplice pedina in una battaglia tra gli dei che si svolge su scala cosmica (vedremo poi come l’arrivo del protagonista Peter stravolgerà questi equilibri!). Invece su Oma, il mondo di Dershing, le divinità letteralmente non esistono, gli uomini venerano i draghi e i draghi venerano unicamente le stelle, cioè l’unica cosa che stia più in alto di loro… è quindi un mondo plasmato solo dalle persone che ci vivono e dalle loro scelte.
Mi chiedevi qualche informazione in più sulla nuova edizione della prima trilogia di Darkwing, chiamata in codice “Redux”.
La prima cosa da sapere è che Darkwing, come Dershing, nasce da un progetto di gioventù, ma a differenza di Dershing che è stato scritto di recente, il testo dei primi due Darkwing è stato sviluppato molto prima, addirittura a cavallo tra il 2004 e il 2009, vedendo pubblicazione sotto il marchio Ute Libri solo nel 2012, dopo un’autoproduzione di prova nel 2010. Si trattava quindi di un testo che andava aggiornato, sia per svecchiarlo, sia perché le mie abilità come scrittore nel frattempo sono maturate, sia per portarlo in linea con il terzo volume, lanciato a fine 2016. L’occasione per un “upgrade” è capitata proprio con la restituzione dei diritti di pubblicazione da parte di Ute a fine dicembre scorso. Ne ho approfittato per rimettere mano al testo e perfezionarlo in molti aspetti tecnici (correzione di vecchi refusi, gestione più corretta dei punti di vista, sintesi, dialoghi, interventi di tipo logico ecc.), oltre che per rielaborare alcune parti che non mi soddisfacevano del tutto nella precedente edizione. Nel farlo ho tenuto conto dei commenti dei lettori, soprattutto delle critiche che mi sono sembrate più sensate, e che ho ritenuto doveroso integrare nel restauro. Il risultato è una versione senz’altro migliorata della saga originale, con una serie di scene aggiunte ed estese e alcuni importanti cambiamenti in varie sottotrame, che all’epoca della pubblicazione del primo libro non erano ancora completamente definite. Sul sito ufficiale, i lettori potranno trovare il “changelog” dei cambiamenti principali dell’edizione Redux. Da questa solida base di partenza potrò sviluppare i capitoli successivi. Al momento in cui parliamo, la nuova edizione è già in commercio su tutti i maggiori store online, e anche il sito ufficiale è stato aggiornato per integrarla.
I miei piani per il futuro al momento sono concentrati sullo sviluppo dei DLC del terzo volume, ovvero due special di contorno più brevi e a basso costo che verranno pubblicati quest’anno, mentre definisco la trama del quarto capitolo. Rita lavorerà con me alla stesura de L’Ultima Dershing, che svolgeremo parallelamente, probabilmente a partire dall’anno prossimo visto che quest’anno siamo già piuttosto indaffarati!
Con il quarto volume di Darkwing si concluderà il ciclo della guerra con Greyven aperto col primo capitolo e se ne aprirà uno nuovo di altri tre capitoli che porterà la storia di Peter verso la sua conclusione. Lungo la strada, però, ci saranno altri DLC e spin-off che amplieranno il mondo di Corown, molti dei quali saranno accessibili anche ai lettori che non hanno letto la saga principale. Ad esempio, sto lavorando da tempo sull’idea di una duologia dark fantasy che racconti le origini di Vonatar, il cattivo di Darkwing, in modo indipendente dal suo ruolo nella serie, e anche su un ciclo di racconti incentrati sui Solar. Mi piacerebbe perfino provare a realizzare un librogame, ma la priorità restano comunque i romanzi.

Avete qualcosa da aggiungere?
Rita: Abbiamo da tempo pronto un progetto di libro illustrato per un target di ragazzi dai nove anni circa, aspettiamo solo un momento propizio per proporlo a un editore, anche tra i big, e portarlo alla pubblicazione.

Mi raccomando, commentate qui o sulla pagina Facebook, gli autori passeranno a rispondervi.
Non mancate domani per il secondo appuntamento!

Pubblicato in: Interviste

#Parola di… Melania D’Alessandro: consigli

Oggi è l’ultimo appuntamento con l’intervista a Melania D’Alessandro, autrice de “La città nascosta” e “Sogni di Carta”, entrambi editi da Leucotea edizioni.
Abbiamo lasciato all’ultimo i consigli di Melania agli aspiranti scrittori!
Vi invitiamo a partecipare con commenti, domande, curiosità
sia qui sotto sia sulla pagina, se preferite, Melania passerà a rispondervi. Non siate timidi!

I LIBRI

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Attraverso un portale trovato in biblioteca, Sofia arriva in un mondo parallelo, uguale a quello dove è cresciuta, ma profondamente diverso. Una realtà che si distrugge in continuazione e che con eguale rapidità si ricostruisce, un susseguirsi del tempo irregolare in cui non si sa mai in quale epoca ci si possa ritrovare, un mondo nuovo, dove si possono incontrare personaggi strepitosi e posti al limite dell’impossibile. Un viaggio capace di ribaltare le certezze e creare legami indissolubili, ma non di lenire la nostalgia di casa.
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Sogni di Carta è un negozio speciale. Tanto per cominciare, è gestito da un signore che veste sempre con abiti a quadretti e da un topo brontolone che va ghiotto di biscotti e viaggi fantasiosi. È una libreria magica, dove ogni parola scritta può diventare realtà e in cui i clienti vivono le avventure dei protagonisti delle storie come fossero proprie. Un giorno, tuttavia, libraio e topo di biblioteca si ritrovano ad affrontare guai seri: il mondo della fantasia è in pericolo e rischia di scomparire per sempre. Tra magici ripostigli, laboratori sognanti e personaggi straordinari si snoda la storia di Sogni di Carta, dove la magia diventa possibile e dove anche i lettori possono fare la differenza.

 

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Va bene leggere tanto, ma quando si può cominciare a scrivere?
Come scrive Stephen King nel suo saggio “On Writing”, la lettura è il nucleo creativo della vita di uno scrittore, per cui è da considerarsi imprescindibile. Lo stesso King, però, dice anche che non bisogna aspettare la musa ispiratrice per buttar giù una storia, e non ha tutti i torti. Si deve scrivere, affrontare la tanto temuta pagina bianca e impegnarsi con costanza. A volte è necessario buttarsi per rompere il ghiaccio, anche se è doveroso dedicarsi anche alla progettazione di quello che si vuole scrivere. La documentazione è importante, così come lo studio, ma non bisogna ammazzare la vena creativa, bensì alimentarla e non permettere mai che essa si spenga o sia rimpiazzata dalla noia.
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Pubblicato in: Interviste

#Parola di… Melania D’Alessandro: le tematiche

Come già annunciato sulla pagina Facebook, fino a domenica saremo in compagnia di Melania D’Alessandro, autrice de “La città nascosta” e “Sogni di Carta”, entrambi editi da Leucotea edizioni.
Ieri abbiamo parlato dei suoi due romanzi, oggi ci dedichiamo invece alle tematiche su cui ha voluto porre l’attenzione.
Vi invitiamo a partecipare con commenti, domande, curiosità sia qui sotto sia sulla pagina, se preferite, Melania passerà a rispondervi. Non siate timidi!

I LIBRI

la-citta-nascosta-2TRAMA:
Attraverso un portale trovato in biblioteca, Sofia arriva in un mondo parallelo, uguale a quello dove è cresciuta, ma profondamente diverso. Una realtà che si distrugge in continuazione e che con eguale rapidità si ricostruisce, un susseguirsi del tempo irregolare in cui non si sa mai in quale epoca ci si possa ritrovare, un mondo nuovo, dove si possono incontrare personaggi strepitosi e posti al limite dell’impossibile. Un viaggio capace di ribaltare le certezze e creare legami indissolubili, ma non di lenire la nostalgia di casa.
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Sogni di Carta è un negozio speciale. Tanto per cominciare, è gestito da un signore che veste sempre con abiti a quadretti e da un topo brontolone che va ghiotto di biscotti e viaggi fantasiosi. È una libreria magica, dove ogni parola scritta può diventare realtà e in cui i clienti vivono le avventure dei protagonisti delle storie come fossero proprie. Un giorno, tuttavia, libraio e topo di biblioteca si ritrovano ad affrontare guai seri: il mondo della fantasia è in pericolo e rischia di scomparire per sempre. Tra magici ripostigli, laboratori sognanti e personaggi straordinari si snoda la storia di Sogni di Carta, dove la magia diventa possibile e dove anche i lettori possono fare la differenza.

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Quali sono le tematiche de La città nascosta? Che valore ha per te la storia?
I temi portanti del romanzo sono l’importanza del passato e della storia, l’identificazione di un popolo con la sua cultura e le sue tradizioni e, ultima ma non meno rilevante, la tematica del tempo.
Conoscere le origini, le radici della propria esistenza è fondamentale per l’evoluzione, ma anche per identificarsi, per il senso di appartenenza a una comunità e difendere i propri ideali.
Ne La città nascosta la vera protagonista è la storia, intesa sì come trama, ma soprattutto come insieme di eventi accaduti in un determinato spazio temporale.
Sofia, con la sua avventura, ricorda ai lettori l’importanza della memoria, senza la quale saremmo come foglie in balia del vento. La storia è maestra: insegna a non commettere gli stessi errori del passato, lontano o vicino che sia, ci ricorda quello che siamo stati e ci offre l’obiettivo di un orizzonte da raggiungere proiettandolo in un futuro in cui il passato non viene dimenticato.
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